Sua Beatitudine Sviatoslav: «La libertà è un dono di Dio e talvolta deve essere difesa a costo della propria vita»
«La libertà non è mai scontata. È un dono di Dio che talvolta deve essere difeso a costo della propria vita». Lo ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, durante l’omelia del 23 agosto, alla vigilia della Festa dell’Indipendenza dell’Ucraina. Riflettendo sul tema della libertà e della responsabilità per le proprie scelte, ha sottolineato che 35 anni fa il popolo ucraino ha scelto l’indipendenza e continua ancora oggi a difendere questa scelta.
In questo giorno, il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha celebrato la Divina Liturgia nella cappella della Residenza patriarcale a Kyiv, concelebrando con il Metropolita della Chiesa greco-cattolica ungherese Péter Fülöp Kocsis e con il Metropolita di Philadelphia della Chiesa greco-cattolica ucraina Borys Gudziak.
Riflettendo sul racconto evangelico del giovane ricco, che chiede a Gesù che cosa deve fare per avere la vita eterna, Sua Beatitudine Sviatoslav ha richiamato l’attenzione sulla differenza tra la domanda del giovane e la risposta di Cristo (Mt 19, 16; Mc 10, 17; Lc 18, 18). Secondo il Capo della Chiesa, il giovane chiede che cosa sia il bene, mentre Gesù risponde chi è il bene.
«Per il popolo di Dio, come anche per la Sacra Scrittura, il bene ha una dimensione personale. Il Signore, Creatore e Salvatore è quel Bene ed è la fonte di ogni bene. Tuttavia, siamo chiamati a fare una scelta personale. Ognuno, nella propria vita, soprattutto quando è ancora giovane, deve compiere una scelta fondamentale e personale; una scelta che talvolta può determinare tutta la sua vita, sia in questo mondo sia, soprattutto, dopo la morte, nella vita eterna. Perciò la domanda di questo giovane è una domanda fondamentale, è la domanda di chi cerca di compiere la propria scelta», ha affermato il Primate.
Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato che la legge di Dio aiuta l’uomo a compiere la scelta giusta, ma Cristo chiama a qualcosa di più: non soltanto a dare ciò che si possiede, ma a donare se stessi.
«Parlando della perfezione umana e cristiana, Gesù gli dice che non è sufficiente dare quello che hai, ma occorre dare chi sei: ovvero l’autodono, il dono di se stessi. Questo ci permette di sperimentare non solo la giustezza della scelta, ma anche la gioia della libertà. Solo il dono di sé, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, può donare la gioia e la vita eterna in Gesù Cristo», ha aggiunto Sua Beatitudine Sviatoslav.
Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha quindi ricordato l’enciclica di Papa Giovanni Paolo II «Veritatis splendor», dedicata alla riflessione sul dialogo tra Gesù e il giovane ricco. Come ha osservato il Primate, l’enciclica sottolinea il significato morale delle scelte umane e il fatto che le circostanze esterne non possono mutare la natura di atti buoni o cattivi.
«Giovanni Paolo II ci ha ricordato che esistono decisioni e azioni umane che sono intrinsecamente cattive o intrinsecamente buone. Scegliere il bene vuol dire dare senso e contenuto alla propria libertà. E neanche le circostanze esterne possono cambiare il significato, il valore morale della scelta della persona. E noi sperimentiamo la libertà proprio quando facciamo la scelta giusta», ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav.
Parlando della libertà, il Capo della Chiesa si è riferito anche alla tradizione spirituale orientale e all’insegnamento di san Massimo il Confessore. Ha spiegato che la semplice possibilità di scegliere tra il bene e il male non significa ancora essere veramente liberi:
«La spiritualità orientale, e in particolare san Massimo il Confessore, ci insegna che il libero arbitrio è solo la potenzialità di essere liberi. Scegliere tra il bene e il male non è ancora la libertà. Si diventa liberi quando si sceglie il bene. E non soltanto quando si sceglie ciò che è bene come una cosa, come una scelta dell’oggetto personale, ma nel modo più alto si è liberi quando si sceglie Dio, come bene ultimo ed eterno».
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Collegando il tema della scelta al 35 ° anniversario del ripristino dell’indipendenza dell’Ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav ha ricordato la scelta compiuta dal popolo ucraino nel 1991. Il 24 agosto il Parlamento ucraino ha approvato l’Atto di proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina e, il 1 ° dicembre, questa scelta è stata confermata da oltre il 90 % dei cittadini nel referendum nazionale.
«Ed era la scelta di coloro che vivevano in Crimea, nel Donbas e in quelle regioni che oggi sono temporaneamente occupate. Era la scelta del futuro, del bene, della libertà del popolo ucraino. È interessante che le parole di Papa Giovanni Paolo II si verifichino nella storia del popolo ucraino: ci sono atti intrinsecamente buoni, il cui valore morale non può essere modificato dalle circostanze esterne», ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav.
Il Primate ha osservato che, anche nel contesto della guerra, gli ucraini sono chiamati a continuare a scegliere la libertà. Il Primate ha ricordato in particolare i militari ucraini che hanno vissuto la prigionia russa.
«Persino i nostri ragazzi e le nostre ragazze che sono passati attraverso l’inferno della prigionia militare russa testimoniano che là, nella prigionia russa, anche con le mani legate, erano più liberi di quelli che li torturavano. Perché erano profondamente consapevoli che avevano fatto la scelta giusta di difendere la libertà e la vita della propria Patria. E quelli erano prigionieri delle proprie paure, avevano paura dei loro comandanti, sapendo che, se non avessero eseguito ciecamente gli ordini, si sarebbero ritrovati al posto di quegli stessi prigionieri di guerra ucraini. È la paura che comandava in questo spazio dove non c’è la libertà», ha detto il Primate.
Infine, il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha invitato a pregare per la pace come bene che dona la pienezza della vita. Ha sottolineato che la pace cristiana è profondamente diversa dalla semplice assenza di combattimenti.
«Preghiamo il Signore affinché ci renda capaci di scegliere il bene, in particolare quel bene della pace per il quale preghiamo anche in questa Liturgia. Perché la pace è la pienezza della vita. Come ha detto Papa Leone XIV, la pace di Cristo è disarmata e disarmante. È una pace che non toglie la vita, ma la dona. Quella pace è qualcosa di ben diverso dal silenzio dei cimiteri. È una pace che dona la gioia e la vita eterna a chi ha deciso di seguire Cristo».
Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)Foto d’archivio


