Nunzio Apostolico al Sinodo: «Il contatto con le ferite della guerra diventa per voi e per la Chiesa una benedizione»
Durante la prima sessione di lavoro del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina, il 1 ° luglio, ai partecipanti si è rivolto il Nunzio Apostolico in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas. Nel suo intervento l’arcivescovo ha condiviso le proprie impressioni dei recenti incontri con il Papa Leone XIV, le riflessioni sul servizio umanitario della Chiesa in tempo di guerra e la sua visione sullo sviluppo delle vocazioni.
Lo riferisce l’Ufficio stampa del Segretariato del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina.
All’inizio del suo discorso, l’arcivescovo Kulbokas ha raccontato degli incontri che ha avuto in Vaticano con il Santo Padre Leone XIV e con il Segretario di Stato della Santa Sede, S. Em. il Cardinale Pietro Parolin. A suo dire, ha avuto l’occasione di portare al Papa la verità sull’attuale situazione in Ucraina, sul dolore e sulle sofferenze che il popolo ucraino subisce a causa dell’aggressione russa, ma anche per testimoniare l’incrollabile fede degli ucraini, manifestata nella preghiera quotidiana. Secondo le sue parole, Papa Leone XIV ha ascoltato con attenzione tutto ciò che gli è stato raccontato e ha assicurato la sua costante vicinanza spirituale al popolo ucraino, come pure la continuazione del sostegno umanitario.

L’arcivescovo ha inoltre comunicato di aver nuovamente esteso al Santo Padre l’invito a visitare l’Ucraina.
Nel suo intervento, l’arcivescovo Kulbokas ha dedicato particolare attenzione al servizio umanitario della Chiesa, sottolineando che anche le più piccole iniziative possono salvare migliaia di persone.
«Durante l’inverno a Kyiv gli studenti sono venuti più volte da me dicendo: ”Ringraziamo la Chiesa perché ci ha aiutato a sopravvivere”. Pensavo che fosse un’esagerazione. Perché in fondo che cosa aveva fatto la Chiesa? Ha trovato un generatore, un po’ di caffè o di tè. Però, se in un quartiere c’era un generatore tutto il quartiere aveva la possibilità di superare quel periodo. Si tratta di 10.000–20.000 persone. Con le nostre piccole iniziative umanitarie, in realtà, noi davvero salviamo vite umane», ha sottolineato l’arcivescovo Kulbokas.

Ragionando sul tema del Sinodo di quest’anno, dedicato alla pastorale delle vocazioni, il Nunzio ha invitato i vescovi a riconoscere con apertura la chiamata di Dio non solo tra gli ucraini, ma anche tra i rappresentanti di altri popoli che trovano il proprio posto nella Chiesa greco‑cattolica ucraina. Allo stesso tempo, ha richiamato l’attenzione sull’importanza di una solida formazione dei candidati al sacerdozio uxorato, e ha ricordato che anche la vocazione al ministero episcopale necessita di una continua crescita spirituale, di sostegno fraterno e di rinnovamento.

Concludendo il suo intervento, il Nunzio Apostolico ha sottolineato che proprio il servizio alle persone che vivono le sofferenze della guerra diventa per la Chiesa stessa una sorgente di rinnovamento spirituale.
«Ringrazio Dio per la possibilità di servire in Ucraina. Quando tocchiamo il dolore e la sofferenza umana, questo diventa una grazia per noi. Se non avessimo questa esperienza, la nostra preghiera sarebbe così fervente. Il contatto con le ferite della guerra diventa per la Chiesa una benedizione, perché ci spinge a rivolgerci con ancora maggiore ardore a Dio e a cercare la Sua risposta», ha concluso il Nunzio Apostolico.
