«Perdono e riconciliazione per sanare la memoria dei popoli europei»: Sua Beatitudine Sviatoslav ai media vaticani

18 luglio 2026, 15:10 7

A Kyiv si è svolto l’incontro tra l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali, e il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav. Ai media vaticani il Primate ha espresso la propria gioia per la presenza dell’inviato speciale del Santo Padre e per quella del Cardinale Matteo Zuppi nei giorni scorsi, sottolineando che «pregare insieme con inviati speciali del Santo Padre è pregare con la Chiesa universale», e definendo tali visite «un segno visibile della Chiesa che ci abbraccia».

«Perdono e riconciliazione per sanare la memoria dei popoli europei»: Sua Beatitudine Sviatoslav ai media vaticani

L’arcivescovo Paul Richard Gallagher si trova in missione in Ucraina per rappresentare il Papa alle celebrazioni del 35 ° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino, in programma domenica presso il Santuario della Madonna del Monte Carmelo a Berdychiv.

La forza della preghiera condivisa

Interrogato sull’importanza della preghiera comune e della vicinanza del Santo Padre in questo momento, Sua Beatitudine Sviatoslav ha osservato che è proprio «nei contesti di guerra» che si riscopre «il senso e la forza della preghiera». Pregare insieme, ha spiegato, significa «trovare uno spazio che cura le ferite»: la preghiera è «un balsamo, la grazia sanante dello Spirito Santo, che permea il cuore di una persona sofferente».

Il Primate ha richiamato le parole del Vangelo — «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono lì fra di loro» — per poi sottolineare il significato particolare della presenza di inviati pontifici: «Pregare insieme con inviati speciali del Santo Padre è pregare nel seno della Chiesa universale, è pregare con il Santo Padre stesso. È sentirsi accarezzati dal padre». Per questo, ha aggiunto, la presenza del cardinale Zuppi e dell’arcivescovo Gallagher rappresenta «un segno visibile della Chiesa universale e cattolica che ci abbraccia e prega per noi».

Una collaborazione che salva le vite

Riguardo alla collaborazione tra le diverse comunità cattoliche a favore della popolazione sofferente, Sua Beatitudine Sviatoslav ha ricordato che in Ucraina si condividono «le stesse tragedie, le stesse sfide, pastorali e umanitarie», non solo tra cattolici, ma anche con i fratelli ortodossi, i protestanti, gli ebrei e i musulmani riuniti nel Consiglio Panucraino delle Chiese, che proprio in questi giorni celebra il trentesimo anniversario della propria attività. «Collaborare insieme vuol dire letteralmente salvare le vite», ha affermato, aggiungendo che la carità cristiana «talvolta oltrepassa i limiti confessionali o rituali». Richiamando le parole di Giovanni Paolo II, il Primate ha evidenziato come cattolici del rito bizantino e del rito latino sappiano testimoniare insieme «l’autenticità dell’amore cattolico, che abbraccia, sana, salva, serve a tutti».

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L’emergenza umanitaria e il bisogno di speranza

Sulle necessità della popolazione in un momento di intensificazione dei bombardamenti, Sua Beatitudine Sviatoslav ha citato i dati delle Nazioni Unite, secondo cui in Ucraina si contano oggi cinque milioni di persone in emergenza umanitaria, di cui solo due milioni possono ricevere assistenza attraverso le risorse messe a disposizione dalle strutture internazionali. Ha quindi riportato le parole rivolte a lui dal sindaco di Kyiv, secondo cui dalla Chiesa, più che vestiti, pane e alimenti, si attende «la parola della speranza». Per il Primate, questo tempo di grande sofferenza rappresenta «un momento di nuova evangelizzazione», un vero kairos di conversione: «È fame e sete di Dio». Solo la Chiesa di Cristo, ha aggiunto, è capace di sanare queste ferite e di offrire «il pane della vita, l’eucaristia, la parola di Dio» a quanti sono affamati e assetati di Dio.

Il perdono come medicina per la memoria storica

Interrogato sul tema della riconciliazione e del perdono, emerso anche nel colloquio con l’arcivescovo Gallagher, Sua Beatitudine Sviatoslav ha ricordato che l’Ucraina sta commemorando in questi mesi il 25 ° anniversario della storica visita di Giovanni Paolo II, il quale considerava il servizio alla riconciliazione tra i popoli europei parte integrante del proprio ministero petrino. Papa Wojtyla, ha spiegato il Primate, riteneva proprio dovere «sanare la memoria storica dei popoli europei», specialmente laddove le ferite della seconda guerra mondiale restano ancora oggi profonde. A queste ferite antiche, ha osservato, si sono ora aggiunte quelle della «guerra blasfema» che l’Ucraina sta vivendo.

Richiamando l’insegnamento di Giovanni Paolo II, Sua Beatitudine Sviatoslav ha indicato nel perdono — «concesso e ricevuto» — il balsamo capace di sanare la memoria dei popoli. «Tutti siamo peccatori, tutti siamo coscienti che abbiamo offeso il nostro vicino», ha affermato, riconoscendo come i popoli confinanti conservino spesso una memoria dolorosa del passato. «Ma non dobbiamo essere schiavi di questo», ha proseguito. «È un passato che non possiamo rifare. Ma possiamo, attraverso il perdono, costruire un futuro migliore». Ha quindi concluso: «Il dono del perdono, concesso e ricevuto, è la medicina che sana la memoria storica dei popoli europei».

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)
Fonte — Vatican News

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