«L’unità nazionale è condizione imprescindibile per la vittoria dell’Ucraina»: Sua Beatitudine Sviatoslav nella 236 ª settimana di guerra

24 agosto 2026, 07:27 3

«In nome della vittoria sul male e della difesa della nostra Patria, dobbiamo tutti unirci». Lo ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, nel suo tradizionale videomessaggio nella 236 ª settimana della grande e sanguinosa guerra che la Russia conduce contro l’Ucraina.

«L’unità nazionale è condizione imprescindibile per la vittoria dell’Ucraina»: Sua Beatitudine Sviatoslav nella 236 ª settimana di guerra
Foto: Kyiv Post

Il Capo della Chiesa ha osservato che, con lo sviluppo delle armi moderne, chi uccide in Ucraina lo fa in tempo reale: «Inviando droni equipaggiati con videocamere avanzate, gli assassini vedono chi stanno uccidendo, e non si può quindi parlare di un errore, ma di un’uccisione consapevole e volontaria di civili. In particolare, in questo attacco su Kyiv, in cui sono state impiegate decine di missili moderni, progettati per colpire obiettivi in mare aperto o in altri contesti, essi sono stati intenzionalmente diretti contro i quartieri residenziali della città».

Nella notte del 20 agosto, il nemico ha condotto l’ennesimo massiccio attacco contro la capitale ucraina. Secondo i dati diffusi, almeno 16 persone sono morte e circa 40 sono rimaste ferite. Nel distretto di Solomiansk, un missile ha colpito un edificio di nove piani; sono stati inoltre danneggiati ospedali pediatrici, asili, depositi di generi alimentari e persino i magazzini della Croce Rossa.

«Siamo così testimoni quotidiani di crimini contro l’umanità e contro il diritto internazionale umanitario», ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav. «Per questo motivo il mondo non ha il diritto di abituarsi a tutto ciò, né ha il diritto di rimanere in silenzio».

La Chiesa greco-cattolica ucraina continua intanto il suo servizio alle persone colpite dalla guerra. «La nostra Chiesa cerca di salvare vite umane», ha ricordato il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina. Ogni giorno le cripte della Cattedrale patriarcale a Kyiv si trasformano in rifugi antiaerei, dove le persone trovano riparo dalle micidiali armi russe.

Questa settimana, tuttavia, ha portato anche una gioiosa e luminosa notizia: 103 difensori ucraini sono stati liberati dalla prigionia russa. Tra loro c’è un militare che si trovava in prigionia fin dal 2017. Dopo oltre 9 anni di torture, umiliazioni e detenzione, è sopravvissuto ed è tornato nella sua Patria.

Sua Beatitudine Sviatoslav ha invitato a circondare con la preghiera le famiglie dei prigionieri di guerra e dei dispersi, coloro che pregano per i propri figli e figlie al fronte, nonché i parenti e i cari dei caduti, militari e civili.

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L’Ucraina si avvicina al Giorno dell’Indipendenza pregando, riflettendo e adoperandosi per l’unità nazionale. Questa settimana, in vista del 35 ° anniversario dell’indipendenza dello Stato ucraino, si è svolta una tavola rotonda della società civile dedicata al tema dell’unità nazionale.

«Oggi possiamo vedere che il concetto stesso di unità nazionale non è un semplice bell’auspicio pronunciato in occasione dell’ennesima ricorrenza nazionale. L’unità nazionale è una condizione imprescindibile per la vittoria e per la salvaguardia della statualità ucraina», ha affermato il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina.

Egli ha sottolineato che l’unità nazionale non significa che tutti debbano pensare allo stesso modo o essere d’accordo con questo o quel partito politico o con un determinato indirizzo politico. Al contrario, «l’unità nazionale non ci esime dal dovere di opporci al male, di combattere la corruzione e la menzogna, di vigilare sull’operato del governo». La responsabilità verso la società, ha spiegato, rappresenta il cuore stesso dell’unità nazionale in tempo di guerra.

Per i cristiani, questa unità nasce da un imperativo interiore della coscienza e dal desiderio di servire il bene comune. «I cristiani non si uniscono perché costretti dall’esterno ad agire in modo sincrono o uniforme. No. I cristiani rispondono all’imperativo morale della propria coscienza, che impone di servire il bene comune», ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav.

Nel suo messaggio, il Capo della Chiesa ha inoltre ricordato il significato del Giorno della bandiera nazionale e del Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina. A Kyiv si è svolta anche la Colazione di preghiera, alla quale hanno preso parte esponenti religiosi provenienti da diversi Paesi e appartenenti a diverse Chiese e confessioni, insieme a rappresentanti della società civile, personalità di spicco del pensiero internazionale, intellettuali e attivisti per i diritti umani. La loro presenza ha rappresentato una testimonianza di solidarietà al popolo ucraino nella sua lotta.

«Per noi cristiani il Giorno dell’Indipendenza non è soltanto un evento politico. È anche un giorno di preghiera e di ringraziamento a Dio per il dono della libertà e per il dono della possibilità di essere sé stessi», ha detto il Capo della Chiesa. «Celebriamo dunque questo giorno nella preghiera, unendoci alla preghiera promossa nell’ambito del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose».

Concludendo il suo messaggio, Sua Beatitudine Sviatoslav ha rivolto una preghiera per la pace: «Dio, benedici il nostro popolo e la nostra Patria con la Tua giusta pace celeste!».

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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