Videomessaggio del Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina nella 236 ª settimana di guerra su vasta scala, 23 agosto 2026

23 agosto 2026, 20:40 0

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fratelli e care sorelle in Cristo!

Questa domenica segna già la 236ª settimana della grande e sanguinosa guerra, che rischia sempre più di diventare un conflitto dimenticato nel mondo contemporaneo. Si parla sempre meno dell’Ucraina nei media internazionali e altri temi occupano le prime pagine delle testate giornalistiche; eppure, in Ucraina continuano a morire persone. La guerra, che ogni giorno e ogni notte spezza le vite di decine di persone, purtroppo prosegue.

Questa settimana, nella notte del 20 agosto, il nemico ha condotto l’ennesimo massiccio attacco contro la capitale della nostra Patria, la città di Kyiv. Secondo i dati diffusi, almeno 16 persone sono morte e circa 40 sono state ferite.

È fondamentale sottolineare qui che, con lo sviluppo delle armi moderne, chi uccide in Ucraina lo fa in tempo reale. Inviando droni equipaggiati con videocamere avanzate, gli assassini vedono chi stanno uccidendo, e non si può quindi parlare di un errore, ma di un’uccisione consapevole e volontaria di civili. In particolare, in questo attacco su Kyiv, in cui sono state impiegate decine di missili moderni, progettati per colpire obiettivi in mare aperto o in altri contesti, essi sono stati intenzionalmente diretti contro i quartieri residenziali della città. Nel distretto di Solomiansk a Kyiv, un missile di questo tipo ha colpito un edificio di nove piani; sono stati danneggiati ospedali pediatrici, asili, depositi di generi alimentari e persino i magazzini della Croce Rossa.

Siamo così testimoni quotidiani di crimini contro l’umanità e contro il diritto internazionale umanitario. Per questo motivo il mondo non ha il diritto di abituarsi a tutto ciò, né ha il diritto di rimanere in silenzio.

Questa settimana, venerdì 21 agosto, a Kyiv è stata proclamata una giornata di lutto.

La nostra Chiesa cerca di salvare vite umane. Ogni giorno le cripte della Cattedrale patriarcale a Kyiv si trasformano in rifugi antiaerei, dove le persone trovano riparo dalla morte causata dalle micidiali armi russe.

Per questo ringraziamo ancora una volta il Signore Dio e le Forze Armate dell’Ucraina per il fatto che siamo vivi e di poter continuare a pregare, a lavorare e a servire gli altri anche nelle condizioni disumane della guerra.

Tuttavia, questa settimana abbiamo vissuto anche un evento gioioso e luminoso. 103 difensori ucraini sono stati liberati dalla prigionia russa. Tra loro c’è un militare che si trovava in prigionia fin dal 2017. Dopo oltre 9 anni di torture, umiliazioni e detenzione, è sopravvissuto ed è tornato nella sua Patria.

Oggi abbracciamo nella nostra preghiera, in particolare, le famiglie che pregano per i propri mariti e figli tenuti in prigionia russa; le famiglie dei dispersi; coloro che oggi pregano per i propri figli e figlie al fronte; e abbracciamo nella nostra preghiera i parenti e i cari dei nostri caduti, militari e civili.

E oggi l’Ucraina, che si avvicina alla festa della propria indipendenza, prega, riflette e si adopera per l’unità nazionale.

Questa settimana si è svolto un evento di grande rilievo per la società civile ucraina. In vista del 35 ° anniversario dell’indipendenza del nostro Stato, si è tenuta una tavola rotonda dedicata al tema centrale dell’unità nazionale: «35 anni di indipendenza: uniti attorno a un’unica bandiera».

Oggi possiamo vedere che il concetto stesso di unità nazionale non è un semplice bell’auspicio pronunciato in occasione dell’ennesima ricorrenza nazionale. L’unità nazionale è una condizione imprescindibile per la vittoria e per la salvaguardia della statualità ucraina. L’unità nazionale non significa che tutti debbano pensare allo stesso modo, essere d’accordo con questo o quel partito politico o con un determinato indirizzo politico. Assolutamente no. L’unità nazionale non ci esime dal dovere di opporci al male, di combattere la corruzione e la menzogna, di vigilare sull’operato del governo.

La responsabilità verso la società rappresenta il cuore stesso dell’unità nazionale in tempo di guerra. Questa unità significa condividere un obiettivo comune, attorno al quale oggi si uniscono gli ucraini.

Siamo consapevoli che le nostre questioni interne non possono oscurare tale obiettivo principale. Oggi sappiamo che chi mira a distruggere il nostro popolo e il nostro Stato è l’aggressore russo. In nome della vittoria sul male e della difesa della Patria, dobbiamo tutti unirci.

I cristiani non si uniscono perché costretti dall’esterno ad agire in modo sincrono o uniforme. No. I cristiani rispondono all’imperativo morale della propria coscienza, che impone di servire il bene comune. È proprio questo il nucleo dell’unità di cui oggi i cristiani ucraini parlano, su cui riflettono e per la quale pregano, invocando l’antica preghiera: «Nell’unità è la forza del popolo. Dio, donaci l’unità».

Oggi, uniti dalla preghiera, dal lavoro, dal servizio e dalla difesa comune della Patria, diciamo ancora una volta al mondo intero: l’Ucraina resiste! L’Ucraina combatte! L’Ucraina prega!

Oggi, 23 agosto, mentre l’Ucraina celebra la Giornata della bandiera nazionale, si è tenuto a Kyiv un altro significativo evento spirituale internazionale — la Colazione di preghiera, alla quale hanno preso parte esponenti religiosi giunti da vari Paesi del mondo e appartenenti a diverse Chiese e confessioni, insieme a rappresentanti della società civile, leader d’opinione globali, intellettuali e attivisti per i diritti umani. Tutti loro sono giunti a Kyiv sfidando i pericoli e le minacce attuali per testimoniare concreta solidarietà alla lotta del nostro popolo.

Desideriamo ringraziare tutti coloro che sono venuti a pregare al fianco del popolo ucraino e a pregare per il futuro dell’Ucraina, che oggi rappresenta un faro di autentici valori universali, democratici e cristiani per il mondo intero.

Oggi ci prepariamo anche a celebrare il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina. Domani ricorreranno 35 anni dal giorno in cui il nostro popolo ha proclamato il proprio diritto di costruire uno Stato libero, sovrano, unito e indipendente. Per noi cristiani il Giorno dell’Indipendenza non è soltanto un evento politico. È anche un giorno di preghiera e di ringraziamento a Dio per il dono della libertà e per il dono della possibilità di essere sé stessi.

Celebriamo dunque questo giorno nella preghiera, unendoci alla preghiera promossa nell’ambito del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose… Domani ci raccoglieremo davanti al volto di Dio nella Cattedrale di Santa Sofia a Kyiv per rendere grazie al Signore Dio per il dono di questa libertà, e per elevare una preghiera di intercessione per la nostra Patria e per il nostro popolo. E la nostra preghiera sarà per la pace, per la fine più rapida possibile di questa guerra.

Chiediamo: Dio, benedici il nostro popolo e la nostra Patria con la Tua giusta pace celeste!

La benedizione del Signore sia su di voi, con la Sua grazia e il Suo amore per l’umanità, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo!

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