«Una guerra non finisce finché non è stato sepolto l’ultimo soldato»: Sua Beatitudine Sviatoslav sulla missione di Oleksii Yukov

27 agosto 2026, 17:45 5

Il 26 agosto, presso il Centro patriarcale della Chiesa greco-cattolica ucraina a Kyiv, Sua Beatitudine Sviatoslav ha incontrato Yevheniia Kaluhina, moglie di Oleksii Yukov, il responsabile del gruppo di ricerca e soccorso «Platsdarm» morto durante la guerra. All’incontro hanno partecipato anche Artur Simeiko, membro del gruppo «Platsdarm», e Anastasiia Holishevska, presidente della Fondazione «M. I. S. T. Foundation».

«Una guerra non finisce finché non è stato sepolto l’ultimo soldato»: Sua Beatitudine Sviatoslav sulla missione di Oleksii Yukov

L’incontro si è svolto pochi giorni dopo il conferimento postumo a Oleksii Yukov del titolo di Eroe dell’Ucraina. Yukov è morto il 5 agosto 2026 nella regione di Donetsk, mentre rientrava da un’ennesima missione di ricerca dei corpi delle persone uccise dalla guerra. Il veicolo su cui viaggiavano i soccorritori ha colpito una mina. Aveva 40 anni.

Per Sua Beatitudine Sviatoslav, Oleksii Yukov non era soltanto una persona di cui aveva sentito parlare. Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina conosceva personalmente il responsabile di «Platsdarm» e sosteneva la sua missione umanitaria: cercare e recuperare i resti delle vittime della guerra affinché potessero essere restituiti alle loro famiglie e ricevere una degna sepoltura.

Proprio la dignità dei morti e la responsabilità dei vivi nei loro confronti sono stati al centro dell’incontro.

«La missione di Oleksii Yukov deve continuare. Ogni persona che muore o viene uccisa ha diritto a una sepoltura dignitosa», ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Continuare la missione

Yevheniia Kaluhina ha raccontato che, dopo la morte di Oleksii, i suoi compagni hanno deciso di non interrompere l’opera da lui iniziata. Il gruppo «Platsdarm» intende continuare le missioni di ricerca e soccorso, recuperando e restituendo alle famiglie i resti delle persone uccise.

«Tutti gli impegni che lui aveva preso continueremo a rispettarli e non cambieremo nulla. Penso che sia molto importante che l’opera da lui iniziata continui», ha affermato la moglie di Oleksii Yukov.

I partecipanti all’incontro hanno parlato anche dei pericoli e delle difficili condizioni in cui operano i ricercatori nelle zone orientali dell’Ucraina, nonché della necessità di sostenere coloro che proseguono questa missione e le famiglie dei volontari morti.

Secondo il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, è importante non soltanto offrire a queste persone un sostegno materiale e organizzativo, ma anche comprendere il valore profondo del loro servizio.

«Dobbiamo sostenere anche il senso e il valore della vostra missione, perché non tutti oggi comprendono l’importanza di rendere onore ai caduti, indipendentemente dalla guerra in cui sono morti e dalla parte per cui hanno combattuto», ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav.


La sepoltura come atto di umanità

Il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha sottolineato che la ricerca, l’esumazione, il recupero e la sepoltura dei resti delle vittime non rappresentano soltanto un’opera umanitaria. Per i cristiani, si tratta anche di un profondo dovere morale e spirituale.

«Esiste una regola riconosciuta a livello internazionale: una guerra non finisce finché non è stato sepolto l’ultimo soldato. Rendendo l’ultimo onore a tutti coloro che sono morti, avviciniamo la fine della guerra», ha dichiarato.

Sua Beatitudine Sviatoslav ha spiegato che la concezione cristiana della persona implica il rispetto non soltanto della sua memoria, ma anche del suo corpo. Per questo, una degna sepoltura costituisce un’importante espressione di rispetto per la dignità inalienabile di ogni essere umano.

«Noi cristiani abbiamo il dovere di seppellire i morti. Non basta onorarne il nome o accendere una candela davanti a una fotografia. Ogni persona che è morta o è stata uccisa ha diritto a una sepoltura cristiana. È un diritto umano fondamentale», ha sottolineato il Capo della Chiesa.

Questo rispetto, ha aggiunto, non dipende dall’origine, dalla nazionalità, dall’ideologia o dall’esercito al quale apparteneva la persona.

«Quando ritroviamo dei resti umani, non chiediamo da dove provenisse quella persona, a quale nazionalità appartenesse o quale ideologia professasse. Vediamo dei resti umani che esigono da noi rispetto», ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav.


Riportare una persona a casa

Uno dei dolori più profondi della guerra è vissuto dalle famiglie che per anni non conoscono il destino dei propri cari o non hanno la possibilità di dare loro una sepoltura.

«Per i familiari è molto importante che il corpo della persona amata possa tornare a casa. È una questione di rispetto per i sentimenti dei padri, delle madri, delle mogli e dei figli. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché, anche in circostanze disumane, la persona rimanga persona», ha detto il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina.

Anastasiia Holishevska ha sottolineato che le famiglie delle persone morte e di coloro che risultano dispersi hanno bisogno non soltanto di un aiuto occasionale, ma di attenzione e sostegno costanti.

«È molto importante che le persone che hanno perso la speranza e che, nello stesso tempo, devono affrontare molti altri problemi sentano di non essere state abbandonate. Non possiamo raggiungere tutti immediatamente, ma dobbiamo mostrare, attraverso storie concrete, che queste persone sono importanti e che qualcuno continua a lottare per loro», ha affermato.

«Un tesoro della nostra umanità»

Al termine dell’incontro, Sua Beatitudine Sviatoslav ha assicurato ai rappresentanti di «Platsdarm» il sostegno alla loro attività e ha ribadito che l’opera iniziata da Oleksii Yukov non deve fermarsi.

«Le persone che continuano questa missione unica devono essere sostenute affinché possa andare avanti. Ciò che fanno è un tesoro della nostra umanità», ha concluso il Capo della Chiesa.


Durante l’incontro si è parlato anche della sorte delle persone che rimangono detenute in Russia. Anastasiia Holishevska ha consegnato a Sua Beatitudine Sviatoslav gli elenchi dei civili ucraini attualmente detenuti nelle carceri russe.

Il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha osservato che tali elenchi e gli appelli delle famiglie vengono trasmessi attraverso i canali disponibili, anche con la mediazione della diplomazia vaticana.

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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