Sua Beatitudine Sviatoslav: Papa Giovanni Paolo II è stato il promotore della riconciliazione polacco-ucraina
La riconciliazione polacco-ucraina è incominciata su iniziativa di Santo Giovanni Paolo II. È stato proprio lui a ispirarla e a donare a entrambi i popoli la formula del perdono reciproco: «Perdoniamo e chiediamo perdono». Lo ricorda il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav, alla vigilia del 25 º anniversario della visita apostolica del Pontefice in Ucraina.
«Desidero ricordare che il cammino della riconciliazione polacco-ucraina è iniziato proprio su sua iniziativa. Egli è stato il suo ispiratore», ha sottolineato il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina.
Secondo Sua Beatitudine Sviatoslav, il tema e la ricerca della riconciliazione polacco-ucraina hanno rappresentato una direttrice fondamentale del ministero di Giovanni Paolo II. Già nel 1987, periodo in cui l’Ucraina si trovava ancora sotto il regime sovietico e la Chiesa greco-cattolica ucraina in clandestinità, il Papa promosse a Roma uno storico incontro tra i vescovi greco-cattolici polacchi e ucraini.
«In quell’occasione i due episcopati — polacco e ucraino — avviarono un processo di dialogo, che definimmo ”il dialogo della riconciliazione”», ha spiegato.
Questo percorso assunse un significato speciale durante la visita apostolica di Giovanni Paolo II in Ucraina nel 2001.
Durante la sua permanenza in Ucraina, il Papa lanciò un appello per la guarigione della memoria storica e al perdono reciproco. Proprio allora risuonò in modo particolarmente chiaro la formula che successivamente sarebbe diventata il simbolo della riconciliazione polacco-ucraina.
«Fu proprio Papa Giovanni Paolo II a donarci la formula della riconciliazione — ”Perdoniamo e chiediamo perdono”», ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav.
Secondo le parole del Primate, il Papa parlava spesso del perdono come «balsamo che cura la memoria storica». Il suo appello era indirizzato non solo agli ucraini e polacchi, ma anche a tutta l’Europa.
Una tappa importante della riconciliazione fu costituita dagli avvenimenti del 2005 a Varsavia e Leopoli, quando alla dichiarazione di perdono reciproco aderirono non solo i vescovi, ma anche decine di migliaia di laici.
«I vescovi polacchi e ucraini chiesero alla gente: ”Volete perdonare?” — ”Vogliamo”. ”Perdonate?” — centinaia di migliaia risposero: ”Perdoniamo”. ”Chiedete perdono?” — ”Chiediamo perdono”», ha ricordato il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina.
Secondo la sua convinzione, quest’ultimo fu un momento di profonda esperienza spirituale per entrambi i popoli.
«Ricordo come i polacchi piangevano a Varsavia quando dicevano agli ucraini: ”Perdoniamo e chiediamo perdono”. Quanto profondamente gli ucraini hanno vissuto tutto questo! Quanto fu sincero quell’atto di perdono reciproco», ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav.
Allo stesso tempo, egli sottolinea che la riconciliazione non è mai compiuta una volta per tutte.
«Questa necessità esiste sempre. Perché? Perché, così come ogni giorno dobbiamo dire a noi stessi: ”Credo in Dio. Signore, credo in Te”, allo stesso modo ogni giorno continuiamo a costruire e vivere tutti i nostri rapporti umani. Allo stesso modo, anche il rapporto tra polacchi e ucraini deve essere costruito ogni giorno.», ha osservato il Primate.
Secondo le parole di Sua Beatitudine Sviatoslav, una condizione fondamentale per una riconciliazione autentica è la conoscenza vera della verità storica. Egli ha ricordato che Santo Giovanni Paolo II parlava della necessità di «guarire la memoria» — un processo che libera i popoli dall’essere prigionieri dei propri traumi e delle offese reciproche.
«Non per niente Papa Giovanni Paolo II parlava della necessità di guarire la memoria storica. Moltissimi ucraini non conoscono i fatti storici legati al rapporto polacco-ucraino. Proprio come non li conoscono i polacchi», ha evidenziato Sua Beatitudine Sviatoslav.
Il Primate ha richiamato l’attenzione anche sul fatto che molte pagine dolorose della storia comune ancora oggi necessitano di un’adeguata comprensione e commemorazione.
«Molte fosse comuni dei nostri connazionali da entrambi i lati del confine ancora oggi attendono una sepoltura cristiana», ha affermato.
A suo avviso, gli storici dovranno svolgere un ruolo importante nel processo di riconciliazione, poiché solo una ricerca obiettiva del passato può liberare la memoria storica dalle manipolazioni politiche.
«È necessario conoscere la verità e porsi nella verità di fronte a Dio e gli uni di fronte agli altri. Perché altrimenti i politici manipoleranno sempre questa verità per i loro scopi strettamente politici», ha rimarcato Sua Beatitudine Sviatoslav.
Egli ha avvertito che oggi l’Europa si scontra sempre più spesso con la rinascita di egoismi nazionali, e la memoria storica diventa non di rado uno strumento di lotta politica.
«È molto importante che la scienza storica obiettiva disarmi le manipolazioni politiche sui temi storici. E allora ci sarà più facile riconoscere che abbiamo motivi per chiederci reciprocamente perdono. Perché esistono crimini e vittime da entrambe le parti», ha dichiarato.
Secondo il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, la Chiesa è chiamata a custodire questa eredità e a non permettere che la questione della riconciliazione diventi esclusivamente uno strumento della politica.
«Il ruolo della Chiesa qui consiste proprio nel non consegnare questa santa questione della riconciliazione solo nelle mani dei politici, ma di portarla avanti autenticamente nello spirito della riconciliazione cristiana», ha concluso Sua Beatitudine Sviatoslav.
Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)


