La missione digitale della CGCU: 25 anni di esperienza presentati all’incontro degli addetti stampa delle Conferenze Episcopali europee

9 maggio 2026, 12:42 13

Il membro del Dipartimento dell’informazione della Chiesa greco-cattolica ucraina (CGCU), don Taras Zheplinskyi, ha preso parte all’incontro annuale dei portavoce e degli addetti stampa delle Conferenze Episcopali d’Europa, svoltosi a Roma dal 5 al 7 maggio.

La missione digitale della CGCU: 25 anni di esperienza presentati all’incontro degli addetti stampa delle Conferenze Episcopali europee

L’evento, organizzato su iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), ha riunito i portavoce e addetti stampa di alcune decine di paesi del continente attorno al tema: «La Chiesa in Europa e la missione digitale».

25 anni di presenza digitale della Chiesa greco-cattolica ucraina

Nel suo intervento, don Taras Zheplinskyi ha presentato il percorso di sviluppo della missione digitale della Chiesa greco-cattolica ucraina: dalla pubblicazione del primo sito ufficiale, lanciato poco dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II in Ucraina nel 2001, fino all’attuale rete di comunicazione che oggi comprende il sito web e canali sui social media, tra cui YouTube, Facebook, Instagram, Telegram e TikTok. Ha sottolineato, inoltre, come ciascuna delle 36 eparchie della Chiesa greco-cattolica ucraina disponga oggi di una propria presenza digitale, a conferma del carattere universale di questa missione nella Chiesa.

Don Taras ha rimarcato il fatto che l’infrastruttura digitale della Chiesa è stata costruita per tempo e che proprio per questo si è rivelata solida ed efficiente nei momenti di grandi sfide. La fondazione di «Zhyve TV» della Chiesa greco-cattolica ucraina nel 2013, la rapida crescita del pubblico durante la pandemia di Covid-19 nel 2020 e l’invasione russa su vasta scala del 2022 non hanno rappresentato nuovi punti di partenza; al contrario, ciascuno ha rappresentato un’occasione per arricchire canali già consolidati con nuovi contenuti e raggiungere un nuovo pubblico.

«Non stavamo costruendo la presenza digitale perché lo facevano tutti. Tale presenza era la nostra risposta alle sfide pastorali contemporanee. Siamo andati là dove i nostri fedeli cercano la Parola di Dio», ha osservato don Taras. A suo avviso, la missione digitale della Chiesa greco-cattolica ucraina è prima di tutto evangelizzazione nel linguaggio dell’uomo contemporaneo, ma è anche uno strumento per coltivare l’unità della comunità ecclesiale.

Una Chiesa dispersa dalla guerra che si ritrova online

Nel suo intervento, particolare attenzione è stata dedicata a una dimensione singolare della missione digitale della Chiesa greco-cattolica ucraina — l’attività pastorale con la diaspora ucraina e i fedeli sui territori occupati. Milioni di ucraini — quelli dispersi in tutta Europa dopo il 2022 e coloro che sono sotto l’occupazione — trovano nei canali digitali della Chiesa sostegno spirituale e accompagnamento pastorale, soprattutto quando non è possibile loro frequentare fisicamente le parrocchie.

Tra le testimonianze più significative vi è l’iniziativa del rosario quotidiano che si svolge online sui canali digitali della Chiesa greco-cattolica ucraina dal 2020 e che ogni giorno, da cinque anni, raccoglie più di 20.000 fedeli in preghiera. Questa iniziativa, secondo don Taras, offre una risposta a una domanda teologica: può lo spazio digitale diventare spazio di vera comunione ecclesiale?


Autenticità come fondamento della fiducia

I videomessaggi settimanali di Sua Beatitudine Sviatoslav, registrati dall’inizio della guerra su vasta scala, sono divenuti uno degli esempi più eloquenti di come la missione digitale acquisti credibilità quando si radica in una solida esperienza e una speranza reale. Oltre a testimoniare la verità sull’aggressione russa contro l’Ucraina, in questi messaggi il Primate forma la spiritualità in tempo di guerra: propone una riflessione su come essere cristiani in tempo di guerra, basata sul Vangelo e sulla dottrina sociale della Chiesa.

«Il Patriarca che parla con il suo popolo nel mezzo dell’oscurità della guerra non è una strategia di contenuto. Rappresenta piuttosto una testimonianza viva che parla al cuore di numerose persone in tutto il mondo», ha affermato don Taras Zheplinskyi.

l relatore ha anche condiviso l’esperienza della presenza attiva su internet dei vescovi e dei sacerdoti della Chiesa greco-cattolica ucraina, i quali utilizzano i social media per predicare il Vangelo e guidare preghiere comuni, intraprendendo così iniziative pastorali proprie.

I media cattolici italiani, Musei Vaticani e Pontificia Università della Santa Croce

Nel corso delle tre giornate di incontro, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di visitare i Musei Vaticani e conoscere da vicino i media della Conferenza episcopale italiana, tra cui il canale televisivo «TV 2000», la radio «InBlu», il quotidiano «Avvenire» e l’agenzia «AgenSIR».

Una delle giornate è stata dedicata alla Pontificia Università della Santa Croce dove i professori della Facoltà di Comunicazione istituzionale hanno condiviso riflessioni sulle sfide e le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale (IA), sui fondamenti di un utilizzo efficace dei social media nel ministero sacerdotale, e sull’analisi della copertura mediatica internazionale del Conclave che, esattamente un anno fa, ha eletto Papa Leone XIV.

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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