Sua Beatitudine Sviatoslav: il popolo ucraino unito al Papa nella preghiera per la pace

Sua Beatitudine Sviatoslav: il popolo ucraino unito al Papa nella preghiera per la pace

11 aprile 2026, 17:00 3

Alla vigilia della Pasqua di rito orientale, il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, invita i fedeli a unirsi alla preghiera per la pace insieme al Santo Padre. In un’intervista ai media vaticani, riflette sulla sofferenza della guerra e sulla speranza cristiana che nasce dalla Risurrezione.

Alla vigilia della quinta Pasqua che l’Ucraina celebra nel contesto della guerra su larga scala, Sua Beatitudine Sviatoslav ha condiviso con i media vaticani una riflessione sul significato della Settimana Santa vissuta in tempo di guerra, sulla testimonianza dei fedeli e sull’urgenza di una pace autentica, giusta e duratura.

Sua Beatitudine, quali pensieri vorrebbe condividere in occasione della celebrazione della Pasqua Orientale nel contesto della guerra su larga scala in Ucraina che dura ormai da più di quattro anni?

Sì, infatti, è già la quinta celebrazione Pasquale durante la guerra su larga scala. Il nostro pensiero, la nostra preghiera centrale è quella dell’invocazione della pace per l’Ucraina. Durante la Settimana Santa, in questi momenti spiritualmente più intensi dell’anno liturgico, abbiamo contemplato il Cristo: Cristo condannato, Cristo torturato, Cristo crocifisso, Cristo sepolto ma anche Cristo risorto. Questi momenti della passione di Cristo risuonano in modo molto speciale nel cuore degli ucraini, perché sappiamo che stiamo facendo la stessa Via Crucis insieme con il nostro Signore Gesù Cristo. Quando contempliamo Gesù Cristo condannato, sappiamo che questa è la nostra terra, il nostro popolo che è stato condannato a morte. Quando abbiamo ascoltato la testimonianza dei nostri prigionieri liberati: di questo silenzio del prigioniero di fronte a quelli che lo condannano e lo torturano. Molti di loro lo hanno percepito come il silenzio di Cristo di fronte al sinedrio. Quando abbiamo sentito la testimonianza dei bambini ucraini rapiti e poi liberati, questi bambini ci hanno condiviso la loro sensazione di impossibilità a difendersi, di un indifeso di fronte al prepotente armato. E questa fragilità umna del contesto della guerra è diventata la fragilità di Cristo stesso. Ma questi bambini dicono che la fragilità sta rivelando una forza del Signore presente fra di noi. E quando abbiamo ascoltato la testimonianza dei nostri volontari che hanno perso la casa, hanno perso tutto e sono diventati sfollati di guerra, ma non hanno perso la capacità di compatire, la capacità di essere sensibili ai bisognosi. Allora loro sono diventati volontari che salvano la vita e sono una rappresentazione vivente di Simone di Cirene capace di aiutare coloro che cadono senza forze sotto la loro croce.

Papa Leone XIV ha invitato tutti a unirsi a lui nella veglia per la pace oggi, sabato 11 aprile, alle 18:00. Come viene accolta questa iniziativa in Ucraina?

Ovviamente gli ucraini pregheranno insieme al Santo Padre e veglieranno per la pace. È una preghiera che non viene imposta, ma viene dal nostro cuore. In Ucraina veglieremo presso la tomba di Gesù nella speranza della Risurrezione, perché questo sabato in Ucraina sarà il sabato prima della domenica della Pasqua. Perciò siamo grati al Santo Padre per questa iniziativa perché le coscienze umane devono essere sensibilizzate, invitate e talvolta scosse per pregare per la pace. E speriamo che come Cristo è risorto, è stato più forte della morte, così la pace di Cristo vincerà la guerra nel mondo odierno.

Quale messaggio vorrebbe lasciare ai cristiani in diversi Paesi del mondo?

Che finisca la guerra, che i bambini tornino a casa, che i nostri militari, i nostri difensori, ragazze e ragazzi, possono tornare sani e salvi alle loro famiglie. Che i prigionieri di guerra torturati possono finalmente esserne liberati. Che la Pasqua sia veramente un nuovo inizio del mondo senza le guerre. È interessante una testimonianza di un bambino ucraino che proviene da Mariupol e che era stato portato in Russia. Sua madre ancora sta nella prigione russa, ma lui è stato liberato grazie alla mediazione della Santa Sede. Lui ha formulato nel modo, secondo me, molto chiaro il messaggio della pace dei bambini ucraini: ha detto che non vogliamo la morte del nemico, ma soltanto che nessun bambino al mondo possa soffrire o attraversare la sofferenza che adesso soffrono i bambini ucraini. Questa testimonianza è stata riportata in occasione di un evento: Posta Ucraina ha prodotto un francobollo dedicato a Papa Leone e proprio il Giovedì Santo (9 aprile) c’è stata la presentazione. In questo francobollo è stato rilanciato il messaggio del Santo Padre che dice: «La guerra non avrà il sopravvento. E i bambini hanno diritto ad una pace autentica, giusta e durevole». Secondo me, anche le parole di questo bambino sono il più grande messaggio di pace, portato dai bambini sofferenti dell’Ucraina.

Svitlana Dukhovych / Vatican News
Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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