Omelia di Sua Beatitudine Sviatoslav nella Domenica del Giudizio Universale nella Basilica minore di Santa Sofia a Roma

Omelia di Sua Beatitudine Sviatoslav nella Domenica del Giudizio Universale nella Basilica minore di Santa Sofia a Roma

20 febbraio 2026, 17:10 17

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Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli,
non l’avete fatto a me 
(Mt 25, 45).

Vostra Eminenza, Cardinale Prefetto!
Eccellenze Reverendissime!
Venerabili e reverendi Padri qui presenti!
Cara comunità ucraina di Roma!
Cara famiglia Galadza, giunta oggi in questo storico tempio quasi al completo!
Cari pellegrini provenienti da diversi Paesi, unitisi a questa celebrazione!
Cari fratelli e sorelle in Cristo!

Sia lodato Gesù Cristo!

Secondo il ciclo liturgico della Pasqua gregoriana, la Chiesa oggi ci introduce alla Domenica del Giudizio Universale (di Carnevale) che ci prepara immediatamente all’ingresso nella Grande Quaresima: tempo privilegiato di penitenza e di ritorno dell’uomo a Dio e di Dio all’uomo, che nella nostra tradizione si chiama Grande Digiuno.

Il brano evangelico proclamato oggi ci parla del compimento della storia dell’umanità. Questa pagina del Santo Vangelo ci svela il fine ultimo e il senso della vita non solo dei cristiani, ma di tutta l’umanità: di ogni uomo e ogni donna. Non si tratta di una parabola, ma di una profezia, perché annuncia una realtà che inevitabilmente coinvolgerà ciascuno di noi. Colpiscono in particolare il tono solenne e la forza di questa rivelazione, che risuona dalle labbra stesse di Cristo.

Il Signore ci manifesta la sua gloria. L’evangelista afferma: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria» (Mt 25, 31). Innanzitutto, Cristo annuncia il momento della piena e visibile manifestazione del Regno dei cieli e del dominio universale del nostro Signore. Allo stesso tempo è importante notare che l’immagine del giudizio universale e finale non va intesa come una realtà statica e rinviata a un futuro lontano. Al contrario, essa è dinamica per natura e ci viene incontro ogni giorno e ogni notte. Il Signore viene già oggi, e attraverso questa parola profetica siamo chiamati a riconoscere la sua presenza in mezzo a noi.

È significativo che, rivelando i criteri ultimi secondo i quali ciascuno sarà condannato o giustificato, il Signore indichi una forma concreta di servizio. La ricompensa o la condanna eterna non dipendono dalle capacità personali, dal sapere, dal talento o dalla posizione sociale, dalla ricchezza o dalla povertà, dalla forza o dalla debolezza. Il criterio decisivo di giustificazione o di condanna davanti al volto dell’eternità, che oggi Cristo rivela e che è accessibile a tutti, è il servizio della carità verso i più piccoli e i più deboli dei nostri fratelli e sorelle. Cristo dice: «In verità io vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).

In altre parole, Gesù non si identifica con i potenti di questo mondo, ma con i più piccoli. Ciò che ciascuno di noi compie per il più piccolo diventerà il nostro lasciapassare per la gloria celeste.

Ci colpisce che il Regno dei cieli è già aperto e vicino, anzi, si avvicina a noi ogni giorno. Con le nostre scelte decidiamo il nostro destino eterno: stare tra i dannati o tra gli eredi della beatitudine del Regno di Dio. Ogni nostro gesto ci plasma interiormente dandoci quei segni che porteremo a questo giudizio pubblico e definitivo. Questi segni, definiti dalle nostre azioni, saranno chiaramente visibili sui nostri capi come i segni con cui il pastore distingue le pecore dai capri. Allo stesso modo, ogni persona sarà riconosciuta e messa al proprio posto nell’ultimo giorno della storia umana. Nessuno potrà sottrarsi a questa verità: essa toccherà ciascuno di noi.

Cari fratelli e sorelle in Cristo, oggi sono giunto a voi da Kyiv, una città provata dal gelo ma invincibile, città testimone della forza del nostro popolo. Vi prego di pensare all’inverno più rigido dell’ultimo decennio: enormi edifici e interi quartieri della capitale ucraina che ospitano più di tremila persone ciascuno, paragonabili a un grande villaggio dell’Ucraina dell’Ovest, sono rimasti senza acqua, senza elettricità, senza fognature: sono privati delle condizioni minime di sopravvivenza.

Eppure, io vedo il volto del nostro popolo. Domenica scorsa un bambino di cinque anni ha condiviso con me la sua esperienza di vita a Kyiv. Gli ho chiesto: «Senti freddo a casa tua?». E lui ha risposto: «Se vincerò il freddo, l’Ucraina vincerà». È la voce di un bambino di cinque anni!

C’è un’altra immagine che è finita nei titoli delle televisioni di Stato di molti paesi europei. In uno dei quartieri di Kyiv — Troieshchyna — che ha sofferto maggiormente di questa tragedia del gelo, sono stati istituiti i cosiddetti «punti di resilienza», luoghi in cui la gente di tutti gli edifici ghiacciati si ritrova per scaldarsi, bere un tè caldo, ricaricare i dispositivi e sostenersi a vicenda.

In questi giorni, però, nei punti di resilienza non si sono uditi lamenti, ma canti; non c’erano lacrime, ma danze. Questo popolo che soffre di freddo e, nonostante ciò, canta e danza, è diventato un segno eloquente dell’indomabilità dell’Ucraina. I giornalisti polacchi, commentandola, hanno scritto: «Jest możliwe?» («È possibile?»). Ma oggi a Kyiv questa è la realtà!

Posso confermare che questa incredibile resilienza, la gioia di persone che ogni notte guardano la morte negli occhi, non viene dall’uomo. È un dono dello Spirito Santo… Chiunque possieda uno sguardo cristiano, riconosce in queste persone, in questo popolo i fratelli e le sorelle più piccoli di Cristo, con i quali Egli stesso si identifica nel Vangelo di oggi. Siamo orgogliosi che oggi i «più piccoli» siano diventati visibili al mondo, perché noi siamo i fratelli e le sorelle più piccoli di Gesù!

A queste straordinarie notizie, fotografie e filmati, provenienti da Kyiv, ha fatto seguito una nuova ondata di solidarietà che non vedevamo da anni. Negli anni precedenti l’aiuto all’Ucraina diminuiva, perché tutti erano diventati stanchi ed esausti. Ma oggi rifiorisce un’ondata di vera solidarietà e di carità cristiana. Questa domenica in tutte le parrocchie, e non solo quelle ucraine, in Italia e in altri paesi d’Europa si raccolgono aiuti per sostenere le persone più colpite e vulnerabili non solo a Kyiv, ma in tutta l’Ucraina.

Sono qui per testimoniare: questa carità cristiana non è semplice filantropia. Questa è una autentica liturgia cristiana. Siamo grati a Papa Leone XIV che ha saputo riconoscere in questa solidarietà lo spirito della carità cristiana, che ci riporta al servizio là dove oggi è presente Cristo. Se la liturgia è un servizio solenne, comunitario e pubblico a Dio, è l’adorazione di Cristo presente in mezzo al suo popolo, allora questo movimento ecclesiale di carità verso i fratelli e le sorelle più vulnerabili di Gesù in Ucraina ha un carattere profondamente religioso ed è una vera liturgia della Chiesa di Cristo. Siamo profondamente grati a tutti coloro che hanno saputo riconoscere dove oggi è presente il nostro Signore e hanno compiuto per Lui una vera, autentica liturgia.

Cari fratelli e sorelle in Cristo, oggi viviamo un momento di grande gioia e festa. Il nostro Signore dona un nuovo sacerdote alla nostra Chiesa. È una gioia speciale non solo per la Chiesa greco-cattolica ucraina, ma per tutta la Chiesa di Cristo.

Il diacono Danylo, che tra poco sarà ordinato presbitero, testimonia con la sua vita il volto autentico della nostra Chiesa: povera nei mezzi ma ricca di persone; perseguitata, ma risorta; in minoranza in Patria ma significativa per la maggioranza dei cittadini del Paese; non locale ma particolare, cioè globale, con la sua identità, storia e tradizione teologica, canonica e liturgica. Oggi gioiscono Kyiv e Toronto, l’Ucraina e il Canada!

Vi svelerò un piccolo segreto. Danylo è venuto alla nostra casa, da me, a Kyiv, nella domenica del Figliol Prodigo. E proprio oggi in Ucraina, secondo il ciclo pasquale giuliano, celebriamo la domenica del Figliol Prodigo. È un grande piacere che il Signore mi abbia affidato di prenderlo per mano e condurlo prima al diaconato, e ora al sacerdozio. Danylo ha vissuto per anni nella nostra casa, e nella nostra residenza c’è ancora la sua camera intatta, con le sue belle icone. Abbiamo pregato insieme e ogni giorno abbiamo sperimentato la dinamica del servizio alla Chiesa. Oggi sono felice di venire dalla tua Chiesa madre di Kyiv qui, a Roma, per introdurti nel sacerdozio eterno di Cristo.

Abbiamo già provato di ordinarlo, ma quella volta non è stato possibile. Vengono in mente le parole del servo di Dio Liubomyr: «Il Signore — diceva — parla attraverso le circostanze». Dio ha preparato per Danylo una parola speciale, che oggi abbiamo ascoltato e che diventerà il motto del suo ministero sacerdotale: «Quello che hai fatto ai miei fratelli più piccoli, lo hai fatto a me». In esso si racchiude il senso profondo della liturgia nella storia moderna dell’umanità.

Qualcuno si potrebbe chiedere: si può conciliare la carriera di professore che insegna nelle prestigiose cattedre di teologia liturgica della Chiesa Cattolica e presta servizio al Santo Padre nel Dicastero per le Chiese Orientali, con il servizio ai fratelli e alle sorelle più piccoli di Cristo? È proprio necessario svalutare il lavoro accademico e intellettuale a favore del servizio sociale? Davvero questi due servizi si escludono e si negano a vicenda?

A risolvere questo dilemma teologico ci aiuta sant’Agostino. Nel suo testo profetico «Il Maestro» (cfr. De Magistro, 14, 45–46) egli osserva, giustamente: il servizio del maestro è servizio di carità. Il maestro rimuove l’ignoranza e la mancanza di conoscenza dal cuore e dalla mente dell’allievo e gli fa conoscere la verità. L’ignoranza di Dio ci fa perdere tutto ciò che abbiamo, rendendoci deboli e smarriti nell’eternità. Il vero maestro, discepolo di Cristo, illumina i propri allievi: si tratta di un atto di carità. Il professore non umilia l’allievo né manipola la sua ignoranza, ma lo rende forte, insegnandogli la verità e conducendolo alla conoscenza della sua pienezza.

Ecco perché i nostri grandi predecessori, il Metropolita Andrey e il Patriarca Josyf, difendendo la dignità e i diritti del loro popolo, si sono presi cura della sua istruzione, scienza e educazione. Essi hanno cercato di dare ai suoi figli la possibilità di studiare nelle migliori università e scuole d’Europa e del mondo e hanno desiderato una propria Università Cattolica Ucraina. La cattedrale di Santa Sofia a Roma è a testimonianza del loro amore e sacrificio per il proprio popolo oppresso e ferito, ma saggio e grande.

Forse proprio secondo lo straordinario disegno di Dio il tuo servizio, caro padre Danylo, sarà proprio questo: introdurre gli allievi, quei fratelli e sorelle più piccoli di Cristo, nel mistero della teologia liturgica della Chiesa di Cristo. Perciò ci rallegriamo di averti! Ci rallegriamo che il Signore Dio sia con noi sotto i razzi e le bombe in Ucraina, e là dove la nostra Chiesa è presente tra i suoi figli in diverse parti del mondo. Dio si prende cura della sua Chiesa e le dona nuovi sacerdoti.

Oggi lodiamo il Signore e rinnoviamo le nostre scelte, perché un giorno possiamo ascoltare le parole benedette: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25, 34). Amen.

Sia lodato Gesù Cristo!

† SVIATOSLAV

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