Videomessaggio del Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina nella 244 ª settimana di guerra su vasta scala, 18 ottobre 2026

18 ottobre 2026, 20:30 13

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fratelli e care sorelle in Cristo!

Oggi trascorre già la 244ª settimana della grande, sanguinosa e sacrilega guerra. La terra ucraina geme di nuovo sotto i colpi dei missili e delle bombe russe. Ancora una volta, di giorno e di notte, si versa il sangue dei civili ucraini.

Ringraziamo il Signore Dio e le Forze Armate ucraine per il fatto che anche questa settimana abbiamo resistito e siamo vivi. Il nostro dovere è portare la verità sull’Ucraina nei cuori e nelle coscienze delle persone di buona volontà in tutto il mondo.

Nella notte del 14 ottobre il nemico ha sferrato un nuovo e potente attacco massiccio contro l’Ucraina. Soltanto su Kyiv sono stati lanciati 25 missili balistici, progettati per colpire navi militari in mare, ma impiegati contro la popolazione civile.

I principali obiettivi degli attacchi russi contro le nostre città e i nostri villaggi sono le infrastrutture critiche. Secondo le informazioni a nostra disposizione, nell’ultimo mese il nemico sta cercando di isolare completamente città come Kyiv, Odessa e Kharkiv, privandole della possibilità di ricevere calore, energia elettrica e acqua.

Il nemico mira a trasformare città in cui vivono milioni di persone in città fantasma. Soltanto in seguito all’attacco del 14 ottobre, 30 impianti dell’infrastruttura energetica sono stati distrutti o seriamente danneggiati, lasciando contemporaneamente seicentomila persone senza elettricità.

Ma ciò che più ci addolora è che questi crimini contro l’umanità si siano verificati proprio nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti ha annunciato una cosiddetta tregua energetica tra la Russia e l’Ucraina. Al tempo stesso, né la parte russa né quella ucraina hanno confermato il raggiungimento di tale accordo. Per questo motivo, oggi per noi cristiani è fondamentale comprendere che anche i negoziati di pace volti a porre fine al conflitto devono rispondere a determinate regole morali.

Gli accordi privi di fondamento morale, in cui il valore delle risorse energetiche viene anteposto alla vita umana, sono destinati al fallimento. L’esperienza vissuta dall’Ucraina questa settimana lo ha ampiamente confermato. Per questo è così importante vedere, dietro i negoziati internazionali sulle risorse energetiche, la sorte concreta delle persone, anziché considerare soltanto gli interessi economici o politici.

Quando parliamo di energia, vi invito tutti a ricordare: si tratta di persone in carne ed ossa, di asili, scuole e ospedali. Gli accordi devono essere valutati innanzitutto in base alla loro capacità di ridurre le sofferenze della popolazione civile, e non soltanto in funzione dei dividendi politici o economici che producono, o in base al fatto di essere un’occasione per dichiarazioni politiche clamorose.

Pur accogliendo con gratitudine gli sforzi di mediazione volti a porre fine alla guerra, è di cruciale importanza distinguere tra il contenimento di un aggressore ingiusto e la costrizione della vittima a fare concessioni. I nostri amici della comunità internazionale devono comprendere: la dipendenza dell’Ucraina dagli aiuti non dà a nessuno il diritto morale di disporre del suo futuro senza la partecipazione degli ucraini stessi. Non si può cancellare la netta distinzione tra lo Stato aggressore e il popolo che ha diritto a difendersi. Negli sforzi internazionali volti a porre fine a qualsiasi guerra, e in particolare alla guerra russa contro l’Ucraina, non si può contrapporre la pace alla giustizia.

Il Santo Padre Leone XIV ce lo insegna chiaramente: non c’è pace senza giustizia, specialmente giustizia verso la vittima innocente. Una cessazione del fuoco che salva vite umane merita tutto il nostro sostegno e il nostro rispetto.

Noi ucraini, sentendo parlare di negoziati, incontri e vari accordi, non dobbiamo subito percepirli come un tradimento. Ma, dall’altro lato, non si può chiamare pace qualsiasi accordo proclamato, se esso non si fonda su principi morali.

Vi è un’ulteriore componente estremamente importante degli sforzi volti a contenere l’aggressore e a raggiungere una pace giusta. Gli ucraini hanno il diritto morale di partecipare alle decisioni e ai negoziati che determinano il loro futuro. L’Ucraina è un soggetto di diritto internazionale e non può essere ridotta a merce di scambio, specialmente quando qualcuno è guidato da interessi diversi dalla protezione delle vittime innocenti nel nostro Paese. L’Ucraina ha una propria soggettività e non è oggetto di interessi altrui.

Oggi, per noi abitanti dell’Ucraina e per tutti coloro che lottano per la verità, la giustizia e la libertà, è di fondamentale importanza non cedere alla delusione morale, ed è ancor più importante non permettere che la delusione si trasformi in indifferenza morale. L’incoerenza di Stati influenti non annulla il valore della libertà e della verità, per le quali oggi paghiamo il prezzo più alto — il prezzo della nostra stessa vita.

Mi rivolgo ai nostri partner internazionali e li esorto a prendere piena coscienza della propria responsabilità morale davanti alla storia per tutti gli sforzi che oggi debbono compiere per porre fine all’ingiusta aggressione della Russia contro l’Ucraina.

Esprimo parole di gratitudine a tutte le comunità che proteggono la dignità umana nel mondo contemporaneo e testimoniano il valore di ogni vita umana, indipendentemente dalla religione, dall’etnia o dalle opinioni politiche. Oggi è di vitale importanza non ridurre la tragedia ucraina al valore delle risorse o alla comodità di un compromesso politico!

Oggi vogliamo dire con orgoglio a tutti: l’Ucraina resiste! L’Ucraina combatte! L’Ucraina prega!

Questa settimana, trovandoci a Roma insieme ai сapi delle Chiese Cattoliche Orientali e ai presidenti delle conferenze episcopali della Chiesa cattolica di rito latino di diversi Paesi del mondo, abbiamo accompagnato con la preghiera Papa Leone XIV nel suo percorso di guarigione. Abbiamo pregato per la sua salute e per la buona riuscita dell’intervento chirurgico.

Attendiamo con gioia il suo ritorno alle sue attività e al ministero per il bene della Chiesa di Cristo nel nostro tempo. Vogliamo ringraziare ancora una volta il Santo Padre per gli sforzi che compie, anche in questo momento difficile, per salvare gli abitanti della nostra città di Oleshky, che soffrono a causa della catastrofe umanitaria in corso.

Oggi desidero salutarvi dalla Lettonia, dalla città di Riga, dove ci troviamo in visita pastorale presso la comunità ucraina che risiede in questo paese. La storia della presenza della nostra Chiesa sul territorio della Livonia risale già all’XI secolo. Le comunità di allora appartenevano all’antica Metropolia di Kyiv. Dopo l’Unione di Brest, la vita ecclesiale in queste terre conobbe un notevole sviluppo e visse un periodo di grande fioritura.

Una nuova fase della presenza ucraina in Lettonia è iniziata dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Già nel 1992 è nata a Riga la parrocchia greco-cattolica ucraina della Trasfigurazione del Signore. Oggi, durante l’invasione su vasta scala, la nostra comunità in Lettonia opera attivamente per la difesa della propria Patria e fornisce aiuti umanitari.

Desidero ringraziare in modo particolare l’Arcivescovo di Riga, S. E. Mons. Zbigņevs Stankevičs, per la cura dimostrata verso gli ucraini in Lettonia. Questo paese relativamente piccolo ha accolto quasi 80.000 rifugiati ucraini in fuga dalla guerra. Voglio ringraziare il nostro clero, gli esponenti della società civile e i volontari, perché oggi siete una voce chiara dell’Ucraina, che parla alla coscienza non solo dei Paesi baltici, ma dell’Europa intera.

Sono giunto a Riga per abbracciare con affetto paterno gli ucraini in questo Paese e per assicurare loro che la Chiesa madre, la Chiesa di Kyiv, che oggi sanguina, si prende cura dei propri figli in tutto il mondo. Desidero anche ricordare il motto della nostra Assemblea patriarcale: «La tua Chiesa è sempre e ovunque con te».

Dio, benedici l’Ucraina! Dio, benedici i bambini dell’Ucraina, ovunque essi si trovino oggi nel mondo! Dio, aiuta le persone sagge e dotate di lungimiranza del nostro tempo a fermare le guerre che oggi si diffondono nel mondo! Dio, ferma la guerra in Ucraina e benedici il nostro popolo, la nostra Chiesa e il nostro Stato con la Tua giusta pace celeste.

La benedizione del Signore sia su di voi, con la Sua grazia e il Suo amore per l’umanità, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo!

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