Videomessaggio del Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina nella 241 ª settimana di guerra su vasta scala, 27 settembre 2026
Sia lodato Gesù Cristo!
Cari fratelli e care sorelle in Cristo!
La settimana che sta volgendo a termine è già la 241ª settimana della grande, sanguinosa e sacrilega guerra. Questa settimana l’Ucraina è stata al centro dell’attenzione dell’intera comunità internazionale, in particolare a livello delle Nazioni Unite.
Per noi, però, questa settimana è stata ancora una volta un tempo di dolore e di prova. È stata segnata da intensi combattimenti sulla linea del fronte e da attacchi ogni giorno e ogni notte contro le nostre città e villaggi civili. Kyiv si trova in stato di allarme aereo permanente, di giorno e di notte. Kyiv e la regione di Kyiv rimangono i principali obiettivi degli attacchi con droni, missili di vario tipo e altre armi russe.
Nella notte del 20 settembre, a Kyiv abbiamo vissuto l’ennesimo massiccio attacco aereo, che ha strappato la vita a quattro civili, tra cui tre bambini.
Il 23 e il 24 settembre la regione di Kyiv ha subito altri attacchi massicci. Ogni giorno muoiono persone, ogni giorno e ogni notte ci sono decine di feriti.
Tuttavia, anche in mezzo a questo dolore si è verificato un evento singolare. Durante l’ennesimo attacco massiccio, i russi hanno colpito un ospedale di maternità di Kyiv. Fortunatamente, non ci sono state vittime, perché le persone hanno osservato le norme di sicurezza previste in caso di allarme aereo. Ma proprio in quel momento, nel rifugio è nato un bambino — come simbolo della nascita della speranza per la nostra Ucraina.
Per questo, prima di tutto vogliamo rendere grazie al Signore Dio per le vite salvate. Ringraziamo le Forze Armate ucraine, i nostri medici e i soccorritori per il loro coraggio e sacrificio. Ringraziamo per il fatto di essere vivi, per il fatto che possiamo pregare, lavorare e servire per il bene comune del nostro popolo e della nostra Chiesa.
Allo stesso tempo, oggi vogliamo richiamare con particolare urgenza l’attenzione del mondo sulla catastrofe umanitaria che si sta consumando nella città di Oleshky, sulla riva sinistra del Dnipro, nel territorio occupato della regione di Kherson.
Oleshky ha già vissuto una terribile tragedia — la massiccia inondazione della città a seguito dell’esplosione della diga di Kakhovka. Prima della guerra qui abitavano circa 40.000 persone. Oggi, in città e nei paesi circostanti restano poche migliaia di abitanti, tra cui alcune centinaia di bambini.
Ora queste persone si trovano sull’orlo di una catastrofe umanitaria. L’ultimo approvvigionamento di generi alimentari dal lato russo risale alla primavera. Oggi, le persone qui mangiano letteralmente erba. Manca loro il necessario più elementare e non hanno un luogo dove poter seppellire i morti.
I russi hanno minato i punti d’accesso a questa città e non permettono il trasporto di cibo dall’Ucraina. Da Oleshky a Kherson ci sono soltanto 9 km di distanza. È la distanza della vita. A quanto sappiamo, le autorità ucraine hanno cercato di concordare persino liste precise di persone per aprire corridoi umanitari. Ma i russi non lo permettono.
Così Oleshky si ritrova in un blocco imposto artificialmente. Le persone vengono di fatto tenute in ostaggio e utilizzate come scudi umani nella zona a ridosso del fronte. Ciò che sta avvenendo oggi a Oleshky, per come si manifesta, richiama l’Holodomor che l’Ucraina ha vissuto nel 1932–1933.
Ci rivolgiamo alla comunità internazionale con l’appello di far sentire la propria voce, di esercitare pressione sulla parte russa per salvare vite umane. Perché persino l’erba sta finendo e questa città potrebbe non sopravvivere a questo inverno.
Chiediamo a tutti di pregare per gli abitanti di Oleshky e fare tutto il possibile per salvare le loro vite.
Anche in queste circostanze così drammatiche vogliamo che la voce dell’Ucraina sia sentita da tutto il mondo: l’Ucraina resiste! L’Ucraina combatte! L’Ucraina prega!
Quest’anno, per la prima volta, in conformità alle decisioni del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina, la nostra Chiesa ha celebrato la Giornata dell’adolescente. Non a caso questo giorno è stato fissato per il 17 settembre, in cui ricorre la festa delle quattro martiri: Sofia e le sue figlie Fede, Speranza e Carità.
L’adolescenza è un periodo particolare nella vita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, un tempo di crisi dei punti di riferimento e di superamento della solitudine. Gli adolescenti hanno bisogno di una cura e di un’attenzione particolari da parte dei genitori, degli educatori, degli insegnanti e anche della Chiesa.
Proprio la spiritualità della Fede, della Speranza e della Carità, frutto della sapienza di Sofia, costituisce il nucleo della premura della Chiesa, in particolare verso i nostri figli in questo periodo di transizione così particolare della loro vita.
L’esperienza degli adolescenti in Ucraina è singolare. Tra loro ci sono bambini che non hanno mai visto un mondo pacifico. Sono bambini che hanno vissuto tutta la loro vita in tempo di guerra, e che sentono parlare della pace solo attraverso i racconti degli adulti, dei loro genitori e parenti. L’esperienza dell’adolescente ucraino è fatta di allarmi aerei, perdita dei propri cari, della propria casa, trasferimenti forzati, sfollamento, famiglie separate, lezioni scolastiche nei rifugi. Per questo oggi è così importante avvolgere l’adolescente ucraino nell’attenzione pastorale della Chiesa-madre.
La guerra invero ruba l’infanzia. E al tempo stesso, proprio il periodo dell’adolescenza è il tempo della presa di coscienza della propria vocazione: le nostre ragazze e i nostri ragazzi cominciano a domandarsi e a chiedere al Signore Dio quale debba essere il proprio cammino di vita. Per questo è così importante testimoniare ai nostri adolescenti che la loro vocazione è una vocazione all’amore, alla fede e alla speranza, doni della Divina Sapienza.
Per questo, oggi invitiamo tutte le nostre comunità parrocchiali non solo a circondare gli adolescenti di attenzione, ma anche ad ascoltarli, a sentire la loro voce, a prestare attenzione ai loro bisogni. Perché la voce dell’adolescente ucraino, ferito dalla guerra, è una voce di Dio, che parla alla coscienza della Chiesa.
Rendiamo le nostre parrocchie e le nostre comunità uno spazio sicuro per gli adolescenti ucraini, uno spazio dove possano imparare a sentire la propria appartenenza alla grande comunità cristiana, che può e deve servirli. In particolare dobbiamo circondare di attenzione quegli adolescenti che si trovano fuori dalla Patria. È proprio nelle nostre comunità che essi devono scoprire la propria identità, ricevere e custodire la tradizione, la fede in Dio, la nostra lingua e la nostra cultura, per portarle poi con sé nella propria vita.
Oggi chiediamo: Signore, benedici i bambini dell’Ucraina!
Dio, benedici le nostre ragazze e i nostri ragazzi che difendono l’Ucraina al fronte e in tutte le altre sfere della nostra esistenza e della nostra lotta! In nome del futuro dell’Ucraina e del mondo, ferma questa guerra e benedici la nostra Patria martoriata, il nostro popolo e i suoi figli con la Tua giusta pace celeste!
La benedizione del Signore sia su di voi, con la Sua grazia e il Suo amore per l’umanità, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Sia lodato Gesù Cristo!







