Sua Beatitudine Sviatoslav: «In questo incontro storico l’Ucraina e il Brasile si abbracciano»
Il 22 febbraio, nell’ultimo giorno della visita in Brasile, il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav, insieme ai vescovi del Sinodo Permanente, ha presieduto la Divina Liturgia nella chiesa di San Giosafat a Prudentópolis — uno dei principali centri della presenza ucraina in questo paese. Alla celebrazione liturgica hanno preso parte vescovi locali, sacerdoti e numerosi fedeli di origine ucraina.
Davanti alla chiesa, il Patriarca è stato accolto dai fedeli e il parroco della chiesa. Nel suo intervento, il sacerdote ha ricordato che proprio in questi giorni ricorrono quattro anni dall’inizio dell’aggressione su vasta scala della Russia contro l’Ucraina.
«Anche se siamo lontani dall’Ucraina, i nostri cuori sentono il dolore del suo popolo. Preghiamo e condividiamo con voi questi anni difficili. Siamo consapevoli che non vi è stato facile raggiungerci in questi tempi complicati, ma siamo felici di potervi ascoltare e ricevere da voi parole di speranza», ha affermato il parroco.
Rivolgendosi alla comunità, Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato il significato profondo di questo momento: «Stiamo vivendo un incontro storico. In questo incontro l’Ucraina e il Brasile si abbracciano. La nostra Chiesa madre, da Kyiv, abbraccia la sua figlia qui a Prudentópolis».
Secondo le parole del Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina la preghiera comune è un segno di profonda unità spirituale tra gli ucraini in patria e nella diaspora: «È la gioia dell’incontro, che ci fa sperimentare di essere un grande popolo di oltre 60 milioni di persone di origine ucraina, sparse nel mondo, ma unite nella Chiesa, nella famiglia di Gesù Cristo».
La celebrazione liturgica ha assunto un carattere ancora più significativo alla vigilia del quarto anniversario della guerra su vasta scala in Ucraina. Sua Beatitudine Sviatoslav ha condiviso la sua testimonianza personale: «Il fatto stesso che io sia qui oggi — un miracolo. Quattro anni fa, i carri armati russi si trovavano a 20 chilometri dalla nostra Cattedrale Patriarcale a Kyiv. Lì passava la linea tra la vita e la morte. Se sono vivo, è grazie ai soldati ucraini — giovani ragazzi e ragazze di 20–25 anni, che con la loro vita hanno salvato la capitale dell’Ucraina e difeso parte della nostra terra».
L’Arcivescovo Maggiore ha ringraziato la comunità ucraina in Brasile per la preghiera e il sostegno all’Ucraina, sottolineando: «Abbiamo visto bambini che, ogni volta che partecipano al catechismo, pregano per i loro coetanei in Ucraina. Ieri un ragazzo mi ha chiesto: ”Ci sono ancora tanti bambini in Ucraina?” Io gli ho risposto: ”Moltissimi. Ma continuate a pregare per loro.” Ed è stato commovente sentire da una giovane ragazza: ”Noi amiamo tanto quell’Ucraina che non abbiamo mai visto”».
Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha invitato i fedeli a custodire la propria eredità culturale, ma soprattutto la fede, che i loro antenati hanno portato in terra brasiliana. «Il tesoro più grande che avete ricevuto è la fede cristiana. Tale fede è la fonte della gioia e della speranza anche nei tempi di grandi difficoltà».
Dopo la Liturgia, sacerdoti e fedeli sono usciti in processione nella piazza. Vicino al monumento a Taras Shevchenko, il celebre poeta ucraino, hanno intonato l’inno nazionale ucraino e reso omaggio ai caduti.
Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)


