Sua Beatitudine Sviatoslav in occasione del Giovedì Santo: «Felice è il sacerdote che diventa partecipe dell’azione di Dio verso l’uomo»
Mentre gran parte dei cattolici nel mondo ha già celebrato la Pasqua, i fedeli della Chiesa greco‑cattolica ucraina in Ucraina celebreranno la festività il 12 aprile, secondo il calendario giuliano. In questa occasione il Capo e Padre della Chiesa greco‑cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav ha presieduto il 9 aprile, in occasione del Giovedì Santo, i Vespri con la Divina Liturgia presso la Cattedrale patriarcale di Kyiv.

All’inizio della celebrazione il Primate ha consacrato gli antiminsia, necessari per la celebrazione della Divina Liturgia, nonché il crisma che sarà distribuito in tutta la Chiesa greco‑cattolica ucraina nel mondo. Alla fine della Liturgia si è svolto il Rito della Lavanda dei piedi, durante il quale Sua Beatitudine Sviatoslav ha lavato i piedi ai sacerdoti.
Nell’omelia il Capo e Padre della Chiesa greco‑cattolica ucraina ha sottolineato che il Giovedì Santo è un giorno speciale per tutti i sacerdoti, poiché proprio in questo giorno Gesù Cristo, durante l’Ultima Cena, ha istituito il Sacramento del Sacerdozio.
Riflettendo sulla scena evangelica della lavanda dei piedi, Sua Beatitudine Sviatoslav ha rimarcato le parole di Gesù all’apostolo Pietro: «Se non ti laverò, non avrai parte con me» (Gv 13, 8), spiegando che quest’»avere parte» indica la partecipazione alla persona, alla missione e all’eterno sacerdozio di Cristo.
Il Primate ha sottolineato che il sacerdozio di Cristo si differenzia sostanzialmente da quello dell’Antico Testamento, perché non è l’uomo a portare un sacrificio a Dio, ma è Dio stesso a offrirsi in sacrificio per l’uomo.
«Vi esorto, cari padri: non fate nulla per Dio, perché Dio non ne ha bisogno. Il Sacramento del Sacerdozio di Cristo è completamente diverso: Cristo vuole fare qualcosa per voi. Desidera rendervi partecipi della sua azione e del suo ministero verso l’uomo», ha rimarcato il Primate.
Sua Beatitudine Sviatoslav ha inoltre osservato che il sacerdote trova la pienezza della sua vocazione proprio quando partecipa alla passione, alla morte e alla risurrezione di Cristo, e la fonte della sua saggezza è la Croce del Signore.
«Saggio è quel sacerdote che dona sé stesso al Signore e il cui corpo diventa tempio dello Spirito Santo. Solo allora egli esercita degnamente il sacerdozio presso l’altare di Dio», ha affermato il Primate. «Saggio è quel Padre che riesce anche nella morte a dare vita ai propri figli. La saggezza di tali padri è presente oggi nel nostro popolo».
Il Capo della Chiesa ha ringraziato in particolare i cappellani militari e medici, che prestano servizio in mezzo al dolore e alle ferite della guerra: «Oggi Gesù, crocifisso, ucciso ma risorto, è proprio lì dove il nostro popolo soffre di più».
































