Sua Beatitudine Sviatoslav alle madri ucraine a Roma: «Vi ringrazio perché intercedete con la preghiera per l’Ucraina, per la nostra Chiesa e per il nostro popolo»
Domenica 25 ottobre 2026, nella Basilica minore di Santa Sofia a Roma, il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav, ha presieduto la Divina Liturgia in occasione del 20 ° anniversario della fondazione delle comunità «Madri in preghiera» in Italia. Il pellegrinaggio giubilare, svoltosi dal 23 al 25 ottobre, ha riunito partecipanti provenienti da varie comunità dell’Esarcato Apostolico in Italia, ma anche pellegrini giunti dall’Ucraina, da altri Paesi europei e dall’America.
Alla Divina Liturgia hanno preso parte anche S. E. Hryhoriy Komar, Amministratore apostolico dell’Esarcato in Italia, S. E. Dionisio Lachovicz, vescovo emerito dell’Esarcato Apostolico, un numeroso clero e molti fedeli.
Commentando il passo evangelico del ricco epulone e Lazzaro (Lc 16, 19–31), il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha sottolineato come questa lettura inviti ciascuno a guardare alla propria vita dalla prospettiva dell’eternità, poiché «la vita umana è una storia molto più grande della vita sulla terra».
«Oggi in Ucraina ascoltiamo questa Parola di Dio in modo particolare», ha proseguito il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina, «perché ogni giorno guardiamo negli occhi la morte. Abbiamo imparato a vivere nella prospettiva dell’eternità. Cominciamo ad apprezzare nuovamente le persone e le relazioni umane, perché sappiamo che, se oggi non facciamo qualcosa per una determinata persona, domani potremmo non esserci più né noi né lei».
Sua Beatitudine Sviatoslav ha spiegato che la parabola si compone di due parti: la prima narra la vita terrena, la seconda l’eternità. Sulla terra vediamo il ricco che banchetta e Lazzaro nella miseria: l’uno al culmine del potere umano, l’altro talmente abbandonato che solo i cani vengono a leccare le sue piaghe.
«Ma l’eternità rimette ogni cosa al suo posto e mostra qualcosa di molto più profondo e interessante. Sentiamo che nell’eternità, quando ciascuno è giunto al proprio posto — il ricco ai tormenti eterni e Lazzaro nel seno di Abramo — tra loro si apre un grande abisso», ha evidenziato il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina.
Parlando dell’origine di questo abisso, ha sottolineato che l’uomo lo costruisce da sé già durante la vita terrena: «Quel ricco non ha mai visto la mano che Lazzaro gli tendeva sulla terra, ma nell’eternità chiede almeno un dito».
Secondo il Primate, l’abisso è stato reso più profondo dalla convinzione del ricco di non aver bisogno né di Dio né degli altri. Non voleva ascoltare la voce dei profeti, a cui Abramo fa richiamo. Per questo assumono un valore speciale le parole del profeta Osea: «Misericordia voglio e non sacrificio» (Os 6, 6). Secondo Sua Beatitudine Sviatoslav, i ricchi d’Israele speravano di colmare l’abisso tra Dio e l’uomo unicamente con i sacrifici nel tempio. Tuttavia, senza la misericordia, tale devozione non supera l’alienazione, ma la rende ancora più profonda.
I veri strumenti per colmare l’abisso tra Dio e l’uomo, e di conseguenza tra le persone, secondo il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, sono la preghiera e le opere di misericordia:
«Il Metropolita Andrey Sheptytskyi diceva che chi prega diventa simile al Dio immortale. E l’abisso tra una persona e l’altra si può e si deve superare con le opere di misericordia. È proprio la misericordia che aiuta una persona a riconoscere Dio presente nell’altra».
L’Arcivescovo Maggiore ha rivolto una particolare attenzione alla forza della preghiera in tempo di guerra. Ha ricordato le parole dello scrittore tedesco Reinhold Schneider, che durante la Seconda Guerra Mondiale scriveva: «La preghiera del giusto può fermare la spada levata sui nostri colli». Il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha inoltre citato un pensiero di Papa Benedetto XVI, secondo cui un’ora di preghiera può contribuire a fermare la guerra più di settimane e mesi di negoziati di pace.
«Care madri, nelle vostre mani c’è una grande forza. Oggi, quando il mondo non sa come superare i nuovi muri e i nuovi abissi che iniziano a dividere l’umanità e diventano causa di guerre moderne in varie parti del mondo, la madre ucraina sa pregare», ha sottolineato il Primate.
«La preghiera di una madre ucraina in tempo di guerra è quella forza capace di compiere ciò che non è alla portata dei potenti di questo mondo», ha aggiunto Sua Beatitudine Sviatoslav.
Secondo il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina, la preghiera di una madre è capace di superare distanze, divisioni e solitudine: «La madre ucraina, molto spesso, non avendo accanto il proprio bambino, attende anche solo una notizia del figlio o della figlia che combattono al fronte. Molto spesso questi abissi di spazio e tempo possono persino essere causa di disperazione. […] Ma la preghiera e la misericordia superano lo spazio e il tempo».
Sua Beatitudine Sviatoslav ha inoltre ringraziato le madri che con la loro preghiera intercedono per l’Ucraina, la Chiesa e il popolo ucraino: «Ricordate che un’ora trascorsa in preghiera può essere più fruttuosa di mesi di ricerca di soluzioni pacifiche per il futuro del nostro popolo», ha sottolineato.
In conclusione della sua omelia, Sua Beatitudine Sviatoslav ha evidenziato che la preghiera non può rimanere soltanto un’esperienza spirituale personale. Deve aprire il cuore al prossimo e spingere l’uomo a colmare gli abissi che dividono le persone. «Ogni preghiera viene sempre messa alla prova e trova compimento nelle opere di misericordia», ha rimarcato il Primate, richiamando nuovamente le parole del profeta Osea: «Misericordia voglio e non sacrificio» (Os 6, 6).
Terminata la Divina Liturgia, Sua Beatitudine Sviatoslav si è rivolto alle partecipanti del movimento «Madri inpreghiera», ringraziandole per i molti anni di servizio: «Care partecipanti del nostro movimento ecclesiale, oggi, in questa basilica, per voi risuonano una gratitudine e una preghiera particolari. Vi ringrazio per esservi impegnate a venire qui, per ringraziare insieme il Signore Dio per i primi 20 anni di attività di questo movimento e di queste comunità nella nostra Chiesa».
Il Primate ha, inoltre, ricordato che la preghiera personale non deve allontanare l’uomo dalla comunità ecclesiale: «Ricordate che ogni volta che pregate insieme, ovunque vi troviate, pregate con la Chiesa e nella Chiesa, perché siete figlie, membri non solo del movimento, ma anche della grande comunità ecclesiale della nostra Chiesa greco-cattolicaucraina».
Sua Beatitudine Sviatoslav ha ricordato in particolare la forza della preghiera del popolo ucraino in tempo di guerra, definendo la salvezza di Kyiv dall’occupazione russa uno dei miracoli sul Dnipro: «L’Ucraina resiste, l’Ucraina combatte proprio perché prega».
Dopo la Liturgia, Sua Beatitudine Sviatoslav ha consegnato una Lettera patriarcale a Don Vasyl Verbitskyy, guida spirituale del movimento «Madri in preghiera» nell’Esarcato Apostolico in Italia. Nella Lettera, il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha espresso al sacerdote gratitudine per lo zelante servizio pastorale, la dedizione e la cura per lo sviluppo delle comunità, nonché per l’accompagnamento spirituale delle madri che, con la preghiera, chiedono al Signore la grazia per le loro famiglie, i loro figli, la Chiesa e il popolo ucraino.
A conclusione dell’incontro giubilare dell’incontro giubilare, sono intervenute con parole di ringraziamento le rappresentanti delle comunità provenienti dai vari Paesi d’Europa, dall’Ucraina e da altre parti del mondo.
Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)Foto — Yurii Hanchuk




































