«Non siamo un territorio, siamo un popolo»: Sua Beatitudine Sviatoslav su TV2000

27 ottobre 2026, 16:30 1

«La pace non è il silenzio dei cimiteri, ma la pienezza della vita che viene dal Signore risorto». Lo ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, durante il programma «Chiesa Viva» di TV2000, lunedì 26 ottobre.

«Non siamo un territorio, siamo un popolo»: Sua Beatitudine Sviatoslav su TV2000

Rispondendo a una domanda sul significato dell’incontro internazionale dedicato al tema della pace, che si svolge in questi giorni ad Assisi e riunisce leader religiosi e politici di diversi Paesi del mondo, il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha individuato tre parole chiave: preghiera, incontro e pace.

Secondo Sua Beatitudine Sviatoslav, la preghiera permette di attingere la pace alla sua fonte originaria, Dio, e di diffonderla tra le persone nel mondo. L’incontro, invece, aiuta ad abbattere i muri che separano le persone, a costruire ponti tra le religioni e a risanare la memoria dei popoli.

«La pace è un dono che diventa una medicina per i popoli feriti», ha affermato il Primate. Ha inoltre sottolineato che la guerra distrugge e non può essere uno strumento per risolvere i problemi, perché non fa che aggravarli.

Sua Beatitudine Sviatoslav ha dedicato particolare attenzione alla dimensione umanitaria della diplomazia e alla necessità di proteggere le persone che soffrono a causa dell’aggressione russa. Parlando del suo incontro con Papa Leone XIV, avvenuto venerdì 23 ottobre, ha riferito di aver consegnato al Santo Padre un nuovo elenco di prigionieri di guerra ucraini.

Il Primate ha spiegato che raccoglie questi nomi durante le visite pastorali alle parrocchie, dove le madri e le mogli dei prigionieri condividono il loro dolore e chiedono aiuto.

«Molte famiglie mi dicono: ”Non siamo un territorio, siamo un popolo”», ha sottolineato l’Arcivescovo Maggiore. Secondo Sua Beatitudine, quando si parla di negoziati di pace, non è sufficiente concentrarsi esclusivamente sulle questioni territoriali.

«Bisogna preoccuparsi del bene delle persone che vivono su quei territori. Bisogna tutelare la dignità della persona umana. Bisogna proteggere la vita. È questo che deve essere al centro delle discussioni diplomatiche», ha rimarcato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha poi aggiunto: «I negoziati sono davvero importanti, ma noi, come Chiesa, ricordiamo sempre che, quando si cerca di mediare la pace o di creare le condizioni per raggiungerla, bisogna anzitutto pensare non al prezzo del gasolio o del combustibile, ma alle persone, alla loro vita».

Parlando dell’appello di Papa Leone XIV a una «pace disarmata e disarmante», Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato la necessità di coniugare il diritto dell’Ucraina all’autodifesa con la responsabilità di salvaguardare la vita umana.

«L’appello del Santo Padre è una voce profetica: investiamo le nostre risorse non nella morte, ma nella vita», ha esortato Sua Beatitudine Sviatoslav, osservando al contempo che è davvero necessario aiutare il popolo ucraino a difendersi, nel rispetto del principio di proporzionalità nell’uso delle armi.

Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla pericolosa evoluzione degli armamenti, in particolare dei droni dotati di sistemi di intelligenza artificiale e di controllo video, nonché sull’aumento degli attacchi contro la popolazione civile condotti con queste armi.

«L’Ucraina ha bisogno di armi, ma ha bisogno anche di voi, della vostra solidarietà, della vostra preghiera, della vostra empatia umana e cristiana», ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav. Ha infine invitato a destinare le risorse non soltanto ai mezzi di difesa, ma anche al sostegno della vita, agli aiuti umanitari e all’accoglienza dei rifugiati ucraini.

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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