«Non c’è pace senza verità»: rappresentante della Chiesa greco-cattolica ucraina al simposio di Torino

18 marzo 2026, 11:27 6

In un tempo in cui l’Europa è chiamata a ripensare il significato della pace, a Torino dal 6 a 8 marzo si è svolto il Simposio internazionale «I giovani per la pace», che ha riunito circa cento giovani provenienti da diversi Paesi e tradizioni religiose. Tra le varie testimonianze, quella dell’Ucraina — un Paese che vive da oltre quatro anni in condizioni di guerra su larga scala — ha risuonato con particolare intensità.

«Non c’è pace senza verità»: rappresentante della Chiesa greco-cattolica ucraina al simposio di Torino

L’iniziativa, promossa dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita insieme al Dicastero per il Dialogo Interreligioso, ha rappresentato uno spazio di incontro, dialogo e riflessione sul ruolo dei giovani nella costruzione di una pace giusta e duratura.

I partecipanti — rappresentanti di comunità cattoliche, delle Chiese cattoliche orientali e di altre tradizioni religiose, tra cui islam, ebraismo e buddismo — hanno discusso per tre giorni temi come la cultura del dialogo, la cooperazione interreligiosa e la responsabilità delle nuove generazioni per il futuro dell’Europa.

L’esperienza della guerra come testimonianza per l’Europa

A rappresentare l’Ucraina è stato Rev. Don Roman Demush, vice responsabile della Commissione patriarcale per la pastorale giovanile della Chiesa greco-cattolica ucraina. Il suo intervento è stato non solo una presentazione dell’esperienza ecclesiale, ma anche una testimonianza viva di un popolo che ogni giorno affronta la guerra.

«È un’occasione non solo per presentare l’esperienza della nostra Chiesa, ma anche per parlare a nome dell’Ucraina — un Paese che oggi soffre la guerra, ma che allo stesso tempo rimane uno spazio di autentico pluralismo religioso», ha affermato.

Il sacerdote ha sottolineato come l’Ucraina possieda una lunga tradizione di convivenza tra diverse comunità religiose, una realtà che oggi assume un significato nuovo e urgente.

«L’Ucraina è storicamente un luogo di incontro tra diverse tradizioni — cristiani, musulmani ed ebrei. In questa convivenza nasce un’esperienza di dialogo che oggi si rivela particolarmente preziosa per il mondo», ha detto.


Una pace che nasce dalla verità

Uno dei temi centrali del simposio è stato quello della riconciliazione. L’esperienza ucraina, secondo Don Roman Demush, mostra chiaramente che la pace non può essere ridotta a un semplice compromesso.

«Non può esserci pace senza verità e giustizia. La riconciliazione non significa solo ristabilire relazioni, ma implica anche il riconoscimento del male, il pentimento e la responsabilità», ha sottolineato.

Parole che assumono un peso particolare nel contesto europeo attuale, segnato da nuove tensioni e dalla ricerca di stabilità.

Giovani che non fuggono dalla responsabilità

Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dei giovani in tempo di guerra. L’esperienza ucraina testimonia una generazione che non si limita a subire il conflitto, ma risponde attivamente.

«Oggi i giovani ucraini non si chiudono nel proprio dolore. Servono: al fronte, nel volontariato, nella preghiera, nel sostegno a chi soffre», ha evidenziato il sacerdote.

Secondo lui, è proprio questa esperienza a formare una nuova comprensione della pace: non un’idea astratta, ma una responsabilità quotidiana per la dignità umana, la libertà e la giustizia.

Il dialogo come necessità, non come lusso

Il simposio di Torino è stato anche un esempio concreto di dialogo interreligioso vissuto. In un mondo segnato da conflitti, i partecipanti hanno ribadito che il dialogo non è più opzionale, ma necessario.

«L’esperienza ucraina dimostra che il dialogo interreligioso non è un lusso dei tempi di pace, ma una necessità vitale in tempo di guerra. E spesso sono proprio i giovani i suoi testimoni più coraggiosi», ha concluso Don Roman Demush.

A Torino, i giovani d’Europa hanno cercato risposte alle grandi domande sulla pace. E tra le molte voci, una è emersa con particolare chiarezza: quella dell’Ucraina, che oggi paga un prezzo altissimo per poter parlare di pace con verità.

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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