«Là dove le forze umane si esauriscono, si accende la scintilla della forza di Dio»: Sua Beatitudine Sviatoslav

12 ottobre 2026, 11:28 2

Domenica 11 ottobre, il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav ha presieduto la Divina Liturgia nel Pontificio Collegio Ucraino di San Giosafat a Roma, in occasione dell’inizio del nuovo anno accademico. Nell’omelia, il Primate ha invitato gli studenti ad aprirsi all’azione della Parola di Dio, che dona vita e speranza anche quando le forze umane si esauriscono.

«Là dove le forze umane si esauriscono, si accende la scintilla della forza di Dio»: Sua Beatitudine Sviatoslav

Insieme al Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina hanno concelebrato il metropolita Borys Gudziak, Arcivescovo e Metropolita di Filadelfia, S. E. Mons. Vitaliy Skomarovskyi, Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa cattolicadi rito latino in Ucraina, Rev. P. Bernard Pidhirnyy, O. S. B. M., rettore del Pontificio Collegio Ucraino di San Giosafat, Rev. D. Andriy Soletskyy, capo del Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina a Roma, Rev. D. Oleh Oleksa, segretario personale dell’Arcivescovo Maggiore, nonché membri del rettorato e studenti del collegio.

Due processioni — vita e morte

Commentando il passo evangelico della risurrezione del figlio della vedova di Nain (Lc 7, 11–16), il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha osservato che si tratta di due processioni che si incontrano alla porta della città: la processione della vita e la processione della morte.

Da un lato, Gesù Cristo entra in città circondato dai discepoli e da una folla numerosa. Dall’altro, dalla città esce un corteo funebre, al cui centro si trova il giovane morto, figlio unico di una madre vedova. Entrambe le processioni sono numerose, ma il loro contenuto è diametralmente opposto: una procede con Colui che è fonte di vita, l’altra accompagna colui che la morte ha già strappato alla comunità umana.

«La processione della vita, in un certo senso, assorbe la processione della morte e la trasforma. Perché lì c’è il Figlio del Padre Celeste, pieno di vita e della forza della Risurrezione», ha osservato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Il Primate ha richiamato l’attenzione sul parallelismo tra questo episodio evangelico e il racconto dell’Antico Testamento riguardante il profeta Elia, che risuscitò il figlio della vedova di Sarepta (1 Re 17, 17–24). Entrambi i racconti presentano elementi comuni: la morte del figlio unico, il dolore materno e il ritorno del bambino alla vita. Tuttavia, le differenze tra essi rivelano una verità profonda su Gesù Cristo.

Nel racconto veterotestamentario la vedova si rivolge al profeta ed Elia prega Dio per il defunto. Nel racconto dell’evangelista Luca, invece, la madre non chiede a Gesù un miracolo: Cristo stesso vede la sua sofferenza, si ferma e mostra misericordia.

«Il motivo di questo evento non è altro che il fatto che il Signore l’ha vista. L’ha vista come persona, come essere umano, come madre, come vedova che vive la perdita della propria speranza, e ha avuto compassione per lei», ha sottolineato il Capo della Chiesa.

La Parola di Dio che dona la vita

Sua Beatitudine Sviatoslav ha attribuito un significato particolare alle parole di Gesù: «Ragazzo, dico a te, àlzati!».

A differenza del profeta Elia, che invoca Dio, Gesù agisce con la propria autorità. La sua parola rivela un potere assoluto sulla vita e sulla morte. Egli non si limita a esortare il giovane a compiere uno sforzo, ma si rivolge a un defunto, a colui che non può più compiere alcuna azione da solo.

«Cristo non si limita a incoraggiare il giovane a ritrovare in sé ciò che non ha, ma gli dona ciò che gli manca completamente: la vita e la Risurrezione», ha spiegato il predicatore.

L’appello di Gesù al defunto, secondo il Primate, richiama anche la visione del profeta Ezechiele sulle ossa aride che ascoltano la Parola di Dio e tornano in vita (Ez 37, 1–14). Come nella profezia veterotestamentaria la Parola di Dio ridà vita a ciò che sembrava definitivamente morto, così Cristo si rivolge al giovane, aprendogli la possibilità della risurrezione.

Sua Beatitudine Sviatoslav ha richiamato l’attenzione anche sulla risposta del giovane: egli si alza e comincia a parlare. La parola che gli ha restituito la vita restituisce anche la sua voce.

Prima di rivolgersi al giovane, Gesù si volge a sua madre dicendole: «Non piangere».

Queste parole, ha osservato il Capo della Chiesa, potrebbero sembrare crudeli se Cristo si limitasse a proibire alla donna di esprimere il dolore per la perdita del suo unico figlio. Infatti il suo dolore è reale, e le sue lacrime sono una risposta naturale alla morte di una persona cara.

Tuttavia, Cristo non svaluta il dolore materno e non le chiede di nascondere la propria sofferenza. Le sue parole diventano comprensibili alla luce di ciò che accade dopo: Egli restituisce al figlio la vita. Cristo non si limita a invitare a non piangere — Egli stesso interviene nella situazione che ha provocato le lacrime.

In questo, secondo Sua Beatitudine Sviatoslav, si rivela un modo particolare della presenza di Dio in mezzo alla sofferenza umana. Il Signore non si allontana dal dolore dell’uomo e non si limita a parole di conforto. La sua misericordia agisce, e la sua parola apre una prospettiva che l’uomo da solo non poteva vedere.


«Dio ha visitato il suo popolo»

Dopo la risurrezione del giovane, il timore si impadronì di tutti i presenti e il popolo glorificava Dio con le parole: «Un grande profeta è sorto tra noi» e «Dio ha visitato il suo popolo» (Lc 7, 16).

Secondo Sua Beatitudine Sviatoslav, i testimoni dell’evento riconobbero in esso l’eco della storia del profeta Elia, ma al tempo stesso vi colsero qualcosa di ben più grande. Gesù non ripete semplicemente un antico miracolo. In Lui si compie ciò che l’Antico Testamento prefigurava: Dio stesso viene al proprio popolo.

L’evento, iniziato con il dolore personale di una vedova, diventa testimonianza per l’intera comunità. Cristo restituisce il figlio alla madre, ma al tempo stesso si rivela come Signore della vita, la cui presenza cambia la storia umana.

«Gesù è Dio, in cui vi è la vita e la risurrezione. E questo Dio ha visitato il suo popolo», ha concluso il predicatore.


«Ragazzo, dico a te, àlzati!»: l’appello agli studenti del Collegio

Rivolgendosi agli studenti del Pontificio Collegio Ucraino di San Giosafat, che iniziano il nuovo anno accademico nelle università pontificie di Roma, Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato che l’appello evangelico «Ragazzo, dico a te, àlzati!» è oggi indirizzato anche a loro.

Ha sottolineato il carattere particolare di questa Liturgia, durante la quale hanno pregato con gli studenti vescovi provenienti da diverse parti del mondo. Questo incontro, secondo il Primate, dal punto di vista umano può apparire una coincidenza, ma alla luce della fede va letto come provvidenza divina.

«Cari padri e fratelli, questo significa che il Signore Dio vi vede. E oggi dice a ciascuno di voi la parola: ”Ragazzo”», ha osservato Sua Beatitudine Sviatoslav.

A suo avviso, l’inizio dell’anno accademico non si può ridurre soltanto allo sforzo intellettuale e all’acquisizione di conoscenze. La formazione dei futuri pastori deve diventare uno spazio di incontro profondo con Cristo e di esperienza della forza della sua Risurrezione.

«Siamo arrivati oggi da voi, fratelli, con la Parola di Dio. E perciò vi diciamo: ”Dico a te, àlzati”», ha sottolineato.

Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha evidenziato che non si tratta semplicemente di incoraggiare gli studenti a lavorare con maggiore impegno o di chiedere a se stessi di più.

Si tratta di permettere che la Parola di Dio agisca in quelle circostanze in cui le capacità, la saggezza e la forza umane si rivelano insufficienti.

«È proprio quando le forze umane si esauriscono che si accende la scintilla della forza, della saggezza e della misericordia di Dio», ha osservato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Per questo la formazione teologica non deve restare un semplice accumulo di informazioni. Tutto ciò che gli studenti ascolteranno dai docenti, studieranno e approfondiranno, deve aiutarli a conoscere più profondamente la forza di Cristo Risorto, chiamata a diventare esperienza personale e ad agire nella loro vita.


Il volto della speranza ucraina

Questo passo evangelico, secondo il Primate, assume un significato particolare nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina. Il Capo della Chiesa ha osservato che i giovani studenti, che si preparano al servizio della Chiesa e della Patria, sono anch’essi il volto della speranza ucraina.

«Guardando voi, guardiamo il volto della speranza ucraina», ha osservato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Questa speranza, a suo avviso, non è una negazione del dolore né un tentativo di non vedere la tragedia. Il predicatore ha ricordato le madri che oggi piangono e la lotta quotidiana degli ucraini per la vita. La guerra pone costantemente le persone davanti all’esperienza della perdita, dell’impotenza e del pericolo, e per questo il racconto evangelico della vedova di Nain diventa particolarmente vicino al popolo ucraino.

«Quante madri oggi piangono. Il mondo intero si sorprende da dove gli ucraini trovino la forza per levarsi ogni giorno e combattere ogni giorno. Per strappare alla morte un altro giorno, creando uno spazio di vita», ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav.

La fonte di questa speranza, secondo lui, è la forza di Dio, che si manifesta nella debolezza umana:

«Sentiamo che questa scintilla non è altro che la forza di Dio, che si manifesta nella debolezza umana. È proprio questa la fonte della nostra speranza. In Ucraina, ogni giorno ringraziamo il Signore Dio e le Forze Armate ucraine per il fatto che siamo ancora vivi, che possiamo continuare a vivere, a lavorare e a proclamare la Parola di Dio sulla Risurrezione», ha concluso Sua Beatitudine Sviatoslav.

Saluti agli studenti e benedizione dei nuovi paramenti

Dopo la Liturgia ha rivolto un saluto agli studenti del Collegio S. E. Mons. Vitaliy Skomarovskyi. Ha augurato agli studenti forza, slancio e la benedizione di Dio per il nuovo anno accademico, invitandoli ad accogliere con cuore aperto le nuove conoscenze e a crescere nella fede e nel servizio alla Chiesa.


Il metropolita Borys Gudziak, a nome degli ucraini cattolici che vivono fuori dall’Ucraina, ha ringraziato Sua Beatitudine Sviatoslav e S. E. Mons. Vitaliy per l’esempio di fermezza, unità e resilienza nelle circostanze tragiche che il popolo ucraino vive a causa della guerra. Ha inoltre salutato gli studenti del Collegio e li ha ringraziati per l’esempio di maturità, pace interiore e spirito di pacificazione, che, a suo dire, sono presupposti importanti per un futuro promettente della Chiesa.


Rev. P. Bernard Pidhirnyy, O. S. B. M., rettore del Collegio, a nome degli studenti e del personale del Collegio, ha ringraziato Sua Beatitudine Sviatoslav per la parola spirituale e per la sua presenza. Ha osservato che questo evento è anch’esso un segno della provvidenza divina, poiché il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina partecipa già per il secondo anno consecutivo all’inaugurazione del nuovo anno accademico nel Collegio.


Infine, Sua Beatitudine Sviatoslav ha benedetto i nuovi paramenti sacerdotali ed episcopali, confezionati per il Collegio. La preghiera comune si è conclusa con il canto dell’inno «Dio grande e unico».

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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