Incontro dei vescovi orientali cattolici di Europa
Pubblichiamo il documento conclusivo dell’Incontro dei Vescovi cattolici orientali d’Europa, svoltosi dal 15 al 19 settembre 2026 a Máriapócs (Ungheria). Al centro delle riflessioni dei partecipanti — la salvaguardia dell’identità delle Chiese cattoliche orientali nella diaspora e la loro testimonianza in Occidente.
Incontro dei vescovi orientali cattolici dʼEuropa
Máriapócs, 15 a 19 settembre 2026
Il santuario mariano di Máriapócs in Ungheria ha accolto, dal 15 al 19 settembre 2026, l’Incontro dei vescovi orientali cattolici di Europa. A partire dal 1997 a Nyíregyháza, questi incontri si sono svolti con cadenza annuale, e pochissime interruzioni, nelle sedi di diverse Chiese orientali cattoliche d’Europa. Sotto gli auspici ed il patrocinio del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), gli incontri sono uno spazio ecclesiologico di dialogo, di confronto, di approfondimento e di preghiera anche, per aiutare le Chiese orientali cattoliche del vecchio continente nel loro cammino ecclesiale nei momenti di progresso e di fioritura, ed anche nei momenti più travagliati che tocca loro di vivere. Con questi incontri, esse vogliono far presente sempre la loro voce e la presenza nella comunione della Chiesa Cattolica, una comunione che parte già dalla propria comunione tra di noi, e dalla presenza fisica ed operante nei nostri incontri, che diventano veramente collegiali e sinodali. Nel suo saluto il presidente del CCEE, l’arcivescovo Gintaras Grušas, ha sottolineato come questo incontro rappresenti un grande dono ed un segno importante per tutta l’Europa.
Il tema scelto per quest’incontro è l’identità, in diaspora, delle Chiese orientali cattoliche, e la loro testimonianza in Occidente. Un argomento, soprattutto nel momento attuale della vita di molte delle Chiese orientali cattoliche, segnato dalla diaspora e dai tanti movimenti migratori, che richiede una riflessione approfondita su come vivere la propria realtà teologica, ecclesiologica, liturgica e canonica in una situazione che esonda i propri limiti geografici, etnici ed anche linguistici. I vescovi e rappresentanti ecclesiali hanno vissuto questi giorni come momenti di grazia, di sfida e di rilancio della vita delle proprie Chiese di origine, dall’Ucraina a Londra, dal centro Europa all’Italia centrale e meridionale, fino all’Etiopia, e senza dimenticare le presenze in Europa di Chiese di tradizione siriaca provenienti dal Medio Oriente e dall’India.
La presenza dell’eminentissimo cardinale Claudio Gugerotti, Prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, ha confermato l’interesse della Santa Sede verso le Chiese di tradizioni orientali in piena comunione con la Sede Apostolica. Nel suo indirizzo iniziale, il cardinale Prefetto ha messo in luce la forza teologica e mistagogica delle liturgie dell’Oriente cristiano in un Occidente non soltanto secolarizzato ma soprattutto impoverito della dimensione simbolica, poetica e bella delle celebrazioni liturgiche. La liturgia come un mezzo di evangelizzazione perché parla oggi e sempre con immagini e non con concetti, fatto che la porta a trovare una risposta da parte dell’umanità odierna, povera di immagini e di emotività che escano dal cuore dell’uomo.
Tre conferenze hanno guidato la riflessione dei pastori delle Chiese orientali europee, che hanno messo in luce sia i pregi che le difficoltà ed i problemi che esse debbono affrontare nel momento ecclesiale ed anche etnico e culturale attuale.
Il Prof. Stefano Parenti, con un suo intervento incisivo e chiaro sia nel metodo sia nel contenuto, ha presentato il tema: l’Identità orientale nella diaspora dal punto di vista liturgico, sottolineando la necessità di favorire per le Chiese orientali cattoliche degli spazi liturgici ed ecclesiali dignitosi, accoglienti e fraterni che assicurino un’autonomia per le Chiese orientali. Negli ultimi trent’anni, dal 1997 fino ad oggi, il fenomeno della diaspora ha interessato Chiese orientali cattoliche, i cui fedeli sono emigrati in Europa ed America. Il professore ha messo in luce anche i pericoli della realtà in diaspora che ostacolano non soltanto lo sviluppo ma anche la vita stessa della propria tradizione orientale. Le Chiese devono essere testimoni fedeli e credibili dell’Oriente cristiano.
Il teologo greco-ortodosso Georgios Vlantis, ha parlato del tema: Chiese orientali in Occidente. Identità e testimonianza, sull’identità delle Chiese ortodosse in Occidente, specialmente in territorio della Germania e del centro d’Europa. Quindi, ha approfondito le nuove sfide e opportunità del dialogo tra ortodossi e cattolici orientali, dialogo che delle volte è anche difficile all’interno della comunione tra le Chiese Ortodosse.
Mons. Hlib Lonchyna, vescovo della Chiesa ucraina cattolica, ha tenuto un intervento, trasmesso online, sul tema: Valori e sfide della vita ecclesiale orientale nella diaspora. Nella sua relazione ha evidenziato diversi aspetti liturgici, ecclesiologici, linguistici ed anche etnici che segnano la vita delle Chiese orientali nella diaspora. Ha sottolineato anche il ruolo fondamentale della costruzione architettonica delle chiese bizantine, e la profondità teologica ed ecclesiologica dei testi liturgici pregati dai fedeli.
La riflessione tra i vescovi è proseguita in diversi gruppi di lavoro, ed è stato un momento di condivisione fraterna ed ecclesiale importante, vedendo la diaspora come laboratorio dell’identità delle Chiese Orientali cattoliche. È stata evidenziata anche la necessità di far conoscere i documenti del Concilio Vaticano II e del Dicastero, riguardo le Chiese orientali cattoliche, e approfondire il dialogo ecumenico. Dall’altro lato va anche ricordato ciò che viene riconfermato anche recentemente durante il cammino sinodale: «Le Chiese Orientali, radicate nelle loro antiche tradizioni apostoliche, offrono alla Chiesa universale una ricchezza particolare nel vivere la sinodalità come cammino di comunione, partecipazione e missione.» (Documento Finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione, 26 ottobre 2024, nn. 23)
Il cardinale Prefetto del Dicastero per le Chiese orientali ha tenuto la relazione conclusiva, delineando alcuni elementi della diaspora orientale cattolica: rapporto con i fedeli latini, le opportunità e i rischi che ci aspettano, il ruolo dei laici, la vigilanza del centro delle singole Chiese nella vita nella trasparenza finanziaria e nella programmazione pastorale, l’ecumenismo. Ha inoltre comunicato che procede l’elaborazione del documento della Santa Sede a tutti i vescovi latini sull’accoglienza degli orientali cattolici nei territori in diaspora.
Sono stati giorni di preghiera, di fraternità tra i pastori e padri delle nostre Chiese orientali cattoliche, giorni di condivisione del vissuto nella speranza di tutto quello che il Signore ci chiederà di vivere. Ci siamo sentiti sorretti dallo sguardo sereno ed umile della Madre di Dio che dalla sua icona di Máriapócs continua ad intercedere per le nostre Chiese, per i nostri sacerdoti, per i nostri fedeli, sicuri che è lei che continua a versare le sue lacrime di intercessione per tutti noi. Nei diversi interventi di questi giorni, da quello del cardinale Gugerotti il primo giorno, fino a quelli dei diversi vescovi, è stato sottolineato il dramma della guerra, in Ucraina, in Terra Santa, nella speranza che i cuori degli uomini non si abituino alla distruzione e alla sofferenza, invocando la fine delle guerre.
L’incontro si è concluso con l’impegno da parte di tutti i partecipanti a vivere e far vivere la dimensione liturgica, ecclesiale e pastorale nelle Chiese orientali cattoliche, sia nelle loro terre di origine, sia nella diaspora che non dovrebbe essere mai sinonimo di dispersione, bensì di comunione fraterna ed ecclesiale.
Dal 15 al 18 settembre del prossimo anno, l’Eparchia di Križevci ospiterà in Croazia l’incontro dei vescovi dedicato alla formazione al sacerdozio e alla vita monastica. L’evento coinciderà con due importanti ricorrenze: i 250 anni dall’erezione dell’Eparchia e i 1200 anni dalla nascita di San Cirillo, co-patrono d’Europa e protagonista dell’inculturazione del Vangelo.

